«I destini del mondo maturano nelle periferie» diceva don Primo Mazzolari. Nell’attuale contesto politico, noi cattolici ci sentiamo o siamo stati ridotti a periferia. C’è stato un graduale disimpegno del laicato attivo. Ci siamo, ma è come se mancasse la testimonianza. Tranne rari, autorevoli e unici esempi – il presidente della Repubblica Sergio Mattarella – c’è crisi di rappresentanza. Ci si accontenta della poltrona. Tanti sono a presidio dei palazzi, ma non si muovono da lì.
È difficile scorgere persone e personalità che portano avanti, con coerenza e senza riluttanza, un impegno per il bene comune ispirato dalla Dottrina sociale della Chiesa. Non servono bandiere o ideologizzati. Occorrono uomini e donne che incarnino il servizio alla res publica. Moro, De Gasperi, Bachelet, Ruffilli sono un esempio.
Dopo la Settimana sociale di Trieste 2024 dal titolo emblematico “Al cuore della democrazia” qualcosa sembra essersi mosso. Ne è scaturito un movimento di partecipazione che ha interessato diocesi, conferenze episcopali regionali, associazioni e movimenti. Un moto dalla base, si direbbe. In tanti, vescovi in primis, si sono affrettati a precisare che non si trattava di un nuovo partito cattolico. Una puntualizzazione che ha deluso alcuni. Allo stesso tempo, altrettanti sono stati sollecitati a mettersi al servizio di questa rinnovata esigenza di partecipazione.
Le imminenti elezioni regionali del 23 e 24 novembre saranno un banco di prova. La Campania è tra le regioni chiamate al voto per scegliere chi l’amministrerà dopo dieci anni di Vincenzo De Luca. In questo contesto, il laicato cattolico attivo ha provato, o meglio, sta cercando di far maturare nella periferia in cui è confinato voci ispirate dalla Dottrina sociale. Un tentativo per infondere energie rinnovate in un contesto abbastanza logoro.
Papa Leone XIV il 28 agosto, ricevendo una delegazione di rappresentanti politici e personalità civili francesi, ha indicato la strada: «Il cristianesimo non si può ridurre a una semplice devozione privata, perché implica un modo di vivere in società improntato all’amore di Dio e del prossimo che, in Cristo, non è più un nemico ma un fratello».
Gli sforzi, nonostante un lavoro certosino e costante avviato da mesi, rischiano di infrangersi contro il muro dei tatticismi politici.
Se venisse meno l’opportunità di essere rappresentati da chi prova a impegnarsi seriamente per le comunità e per le persone, fondando il proprio attivismo sulla roccia e non sulla sabbia, non si dovrà mollare. Verrà il momento in cui la periferia ritornerà ad avere voce. Nel frattempo, tutti coloro che vorranno scendere in campo si ricordino: «Se il sale diventa senza sapore, con che cosa lo salerete? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri» (Marco 9, 50).
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