La perla ritrovata

La crisi vocazionale di una religiosa e il superamento grazie a un gruppo di giovanissimi della parrocchia

Una storia di speranza profumata come una rosa, ma con le inevitabili spine che mai possono mancare. 

Ero un giovanissimo nel gruppo della parrocchia, ma già con qualche responsabilità; stavamo crescendo nel solco del Concilio.

Venne come responsabile della comunità religiosa una suora intelligente, intraprendente, rivoluzionaria per quei tempi. Il gruppo crebbe e si cementò; la casa delle suore si aprì di più, non solo per le adunanze (incontri di formazione), ma anche per ritrovi, feste, mostre.

Anche l’Istituto, dal punto di vista strutturale, fu riqualificato. Tutto questo lavoro non sempre però fu apprezzato da chi di dovere. 

La suora responsabile andò in crisi, lasciò l’abito, e fu accolta presso una nascente scuola privata dove volevano servirsi e sfruttare le sue doti eccellenti di direttrice ed insegnante. 

Momento di crisi: che fare, come recuperare? Crisi vocazionale, o semplicemente di rapporti? E chi può aiutarci a capire?

Andammo dal parroco, sempre punto di riferimento, per chiedere cosa fare e come farlo.

Apprezzò l’iniziativa, ci incoraggiò e la fece sua, ci indicò subito un’altra suora zelante ed intelligente che poteva fare da tramite.

Cominciò la spola, le trattative, gli incontri, anche segreti tra le varie parti, e la preghiera costante in parrocchia.

Dopo vari tentativi, certamente con l’aiuto determinante del parroco, riuscimmo a farla ritornare sui propri passi.

C’eravamo accorti che non era in crisi la vocazione, ma il rapporto con la comunità, e quel gesto era stato una invocazione e una provocazione, che bisognava saper cogliere intelligentemente.

Aiutati dall’Alto, e da persone sagge e riservate, c’eravamo riusciti.

La suora tornò, non più in quella casa religiosa, ma in un’altra dell’Istituto e in altra parte dell’Italia.

Fedele e pronta a ripartire, al suo posto di religiosa obbediente, lei che durante la guerra aveva rischiato anche per nascondere gli ebrei, travestendoli da suore, secondo le indicazioni di Pio XII, per sottrarli alla furia omicida.

Dopo molto tempo, stava molto male e sono andato a trovarla e mi disse: «Grazie a te e agli altri, perché mi avete salvato, e ricorda a tutti che le cose importanti rimangono nel cuore».

Ora so che sorride affacciata e sorniona alla finestra del cielo; con la sua storia ho imparato a rispettare anche ogni crisi in ogni vocazione, sapendo attendere nella speranza sincera. 

Sperare vuol dire saper attendere l’aurora nella notte e, nel gelo, scorgere già i primi germogli di una incipiente primavera, umana ed ecclesiale.

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