Quando la fede incontra la rete: il Giubileo dei missionari digitali

Serena Pia Perrino racconta l’esperienza del Giubileo dei missionari digitali e degli influencer cattolici, svoltosi a Roma il 28 e 29 luglio.
Giubileo dei missionari digitali

Evento storico per la Chiesa Cattolica che per la prima volta nella storia celebra il Giubileo dei missionari digitali e degli influencer cattolici.

Io ho avuto l’onore e il piacere di parteciparvi e in queste righe vorrei raccontarvi cosa ho vissuto e imparato e perché credo che questa esperienza sia un segnale importante per la Chiesa di oggi.

Due giorni soltanto, ma carichi di riflessioni, incontri e scoperte. Più di mille evangelizzatori digitali
provenienti da oltre centocinquanta nazioni si sono ritrovati a Roma per confrontarsi sul tema della
comunicazione della fede ed evangelizzazione nel mondo digitale. Un’opportunità rara e preziosa per
ascoltare voci autorevoli della Chiesa, condividere esperienze, porre domande e soprattutto lasciarsi
interrogare.

Giubileo dei missionari digitali: Serena Pia Perrino insieme ad altri partecipanti

Tra i primi a intervenire Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la Comunicazione, che ha chiarito fin da subito lo spirito dell’evento e della nostra missione: «Voi non siete chiamati a influenzare, come fa il marketing. Siete chiamati a creare, come fa il Vangelo, a generare narrazioni nuove. Non per vendere, ma per salvare. Non per spostare opinioni, ma per toccare i cuori». Un invito forte a non cadere nella logica dei numeri, dei like o della viralità, ma a restare fedeli alla sostanza del messaggio: annunciare Cristo, con autenticità e creatività, nel linguaggio del nostro tempo.

La riflessione del cardinale Tagle

Uno dei momenti più toccanti è stata l’omelia del cardinale Luis Antonio Tagle, che ha celebrato la Santa Messa riservata ai missionari digitali ed influencer cattolici. Tagle ha posto una domanda cruciale: «Che tipo di influenza vogliamo esercitare?».

Ha ricordato come, nel mondo, spesso si cerchi di influenzare con mezzi manipolatori: pubblicità ingannevoli, ricatti, odio politico, guerre e ha poi ha spostato lo sguardo sul Vangelo: «San Giovanni – ha spiegato il cardinale – dichiara nella prima lettura che il grande Influencer è Dio, che è Amore, e per compiere la salvezza dell’umanità attraverso l’amore non ci ha inviato un messaggio di testo o una e-mail o un documento di file, ma suo figlio. Questi, a sua volta, non è un volto o una voce generati da un programma digitale, bensì l’immagine del Dio invisibile».

Giubileo dei missionari digitali

L’amore, ha sottolineato, «non può essere generato da un algoritmo; solo la persona divina con un cuore umano può amare divinamente e umanamente, producendo un cambiamento profondo e duraturo». Da qui l’invito a lasciarci influenzare dall’amore di Dio, per diventare noi stessi strumenti di un’influenza diversa: «influenzare gli altri amando, come noi siamo stati influenzati dal suo amore». Una chiamata esigente, ma luminosa.

Come comunicare?

Altro tema centrale è stato quello del modo in cui la Chiesa e noi missionari digitali dovremmo comunicare: la comunicazione deve essere delicata. «Quando raccontiamo, dobbiamo entrare in punta di piedi. Non possiamo essere arroganti. Dio si manifesta in modo delicato e altrettanto dobbiamo fare noi. Dobbiamo raccontare con rispetto, verità e amore». Dobbiamo far sì che le persone che ci troviamo dinanzi possano fare esperienza di vita attraverso noi. Il nostro compito come Chiesa è quello di far sì che le emozioni della vita che viviamo diventino benedizione, comunione e carità.

Giubileo dei missionari digitali: Serena Pia Perrino insieme ad altri partecipanti

La comunicazione digitale, se vissuta con consapevolezza, può diventare spazio di comunione, di carità, di benedizione. In un contesto dove l’algoritmo sembra sapere tutto di noi è facile perdersi nella ricerca del consenso, ma l’algoritmo non ci conosce a fondo, solo Dio ci conosce davvero. Il messaggio che ci è stato consegnato è chiaro: «Il nostro valore non è nei like, se un video non va bene, se un post non ottiene i numeri desiderati, non dobbiamo scoraggiarci. Anche Gesù sulla croce sembrava un fallimento. Eppure da lì è venuta la salvezza».

Il digitale è reale, ma non deve essere lasciato in balia della superficialità. Come Chiesa, siamo chiamati a formare, accompagnare e sostenere i missionari digitali, perché la rete diventi luogo di misericordia, di incontro, di vera comunità.

La voce del Papa

Concludo con le parole di papa Leone XIV, giunto a sorpresa al termine della celebrazione eucaristica dei missionari digitali, in cui la sua presenza non era prevista. Il Papa ha rivolto un monito chiaro ai missionari: non conta «il numero dei follower», ma «servono reti che diano spazio all’altro più che a se stessi, dove nessuna “bolla” possa coprire le voci dei più deboli».

Giubileo dei missionari digitali

Ha poi sottolineato i pericoli di una tecnologia sempre più disumanizzante e, in certi casi, veicolo di odio: «Non si tratta semplicemente di generare contenuti, ma di incontrare cuori, di cercare chi soffre e ha bisogno di conoscere il Signore per guarire le proprie ferite, per rialzarsi e trovare un senso», ha aggiunto il pontefice.

La sfida digitale è un tema caro a Leone XIV, che non è certo estraneo alla materia, essendo laureato in matematica: una formazione che gli consente di comprendere a fondo anche le logiche dei sistemi digitali, senza cadere in visioni superficiali o pregiudiziali. La sua attenzione non è quindi frutto di diffidenza, ma di una profonda consapevolezza dei meccanismi che governano la rete.

Umanizzare la tecnologia

Prevost ha rivolto parole significative ai missionari: «La scienza e la tecnica influenzano il nostro modo di essere e di stare nel mondo, fino a coinvolgere persino la comprensione di noi stessi e il nostro rapporto con gli altri e con Dio. Ma niente che viene dall’uomo e dal suo ingegno deve essere piegato sino a mortificare la dignità dell’altro. La nostra – la vostra – missione è nutrire una cultura di umanesimo cristiano, e di farlo insieme. Questa è per noi la bellezza della rete».

E ha concluso: «Oggi ci troviamo in una cultura nuova, profondamente segnata e costruita con e dalla tecnologia. Sta a noi – a voi – far sì che questa cultura rimanga umana».

Le parole di Papa Leone XIV ci interrogano profondamente. In un tempo in cui la comunicazione digitale sembra sempre di più una gara di visibilità e consenso, il Papa ci ricorda che l’unica rete che vale è quella che libera, che accoglie, che dà voce a chi non ne ha.

Prevost chiede di umanizzare la tecnologia, di farla diventare luogo di vera missione: non accontentarsi di “produrre contenuti”, ma cercare persone, curare ferite e non lasciare che la rete diventi una trappola, ma uno spazio di libertà e incontro.

Un seme piantato nel cuore della Chiesa

Questo Giubileo non è stato solo un evento, ma un seme piantato nel cuore della Chiesa. La sfida è di non lasciare il digitale al caso, ma abitarlo con responsabilità e passione evangelica dando vita a un mondo digitale diverso, perché anche un post, una storia o un video possano essere luogo di annuncio e di salvezza.

E ora? Tocca a noi. Influenzare sì, ma con l’amore di Cristo, per costruire ponti, non bolle. Per creare
relazioni, non solo reazioni. Per essere missionari nel mondo reale e digitale, come immagini vive di un Dio che continua a comunicarsi, oggi come ieri.

Serena Pia Perrino

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