La conservazione dei beni è una delle missioni museali, inserita nella definizione di museo adottata a livello internazionale. Come tale deve effettuare ricerche sulle testimonianze dell’umanità, le acquisisce, le conserva, le comunica e le espone.
La conservazione avviene attraverso una serie di interventi che prevendono, laddove necessario, il restauro dei manufatti esposti. Il Museo diocesano “San Prisco” fruisce annualmente di una quota proveniente dai fondi 8xmille che, per quando piccola, ha reso possibile la realizzazione di un certo numero di restauri che hanno riportato diverse opere – per la maggior parte dipinti – al loro massimo splendore, rendendole nuovamente e pienamente godibili.
Recentemente abbiamo completato il restauro di un notevole dipinto collocabile ai primi anni Settante del Cinquecento, la Decollazione del Battista di Cornelis Smet. L’opera, una tavola di grandi dimensioni, proveniente dall’antico monastero benedettino di San Giovanni in Palco a Nocera Inferiore è stata oggetto delle cure dei restauratori Adele Ruggiero e Raffaele Ronca che hanno eseguito sia il progetto che la sua esecuzione.
Smet è un pittore fiammingo vissuto a Napoli dal 1574 al 1592, tenendovi bottega. Diversi sono i documenti e naturalmente le opere a lui attribuite che rivelano la fitta rete di parentele – nel 1574 sposa a Napoli Margherita di Medina –, amicizie, collaborazioni artistiche e culturali, sia in città che nei territori limitrofi alla capitale del Viceregno. Fra questi ovviamente non poteva mancare la città di Nocera de Pagani che nel Cinquecento, ricca, culturalmente attiva e con il suo numero impressionante di monasteri e palazzi nobiliari, rappresentava un luogo di committenza qualificata fuori dal contesto strettamente napoletano.
Il restauro di questo dipinto ha mostrato fin da subito diverse problematiche. È stato necessario risanare e consolidare il retro della tavola, composta da quattro assi in legno di pioppo e da quattro traverse in castagno. Inoltre, si è intervenuti sulla parte frontale dove erano presenti scollamenti di colore e problemi di friabilità. Il colore – non perfettamente pulito in precedenti restauri – presentava una patina gialla che conferiva all’opera un aspetto cupo e ne comprometteva la leggibilità soprattutto dei dettagli. Inoltre, si è provveduto, in accordo con i funzionari della Soprintendenza, attraverso un opportuno ritocco pittorico, a minimizzare visivamente la presenza di una notevole lacuna sulla parte alta del dipinto.
Il Museo “San Prisco” in sintonia con l’Ufficio Beni culturali diocesano diretto da Angelo Santitoro, grazie ai fondi dell’8xmille, continuerà a procedere su questa strada di recupero e restituzione delle opere esposte.
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