«E c’era la madre di Gesù» (Gv 2,1). È stato questo il tema del secondo pellegrinaggio diocesano dei giovani al santuario di Materdomini in Nocera Superiore che ha avuto luogo questa notte e che è culminato nella celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo mons. Giuseppe Giudice all’alba nel piazzale antistante la basilica.

Pellegrinaggio dei giovani che si innesta in una tradizione plurisecolare portata avanti dai devoti della Materdomini e che, al contempo, mira a «dare a questo pellegrinaggio un timbro sempre più ecclesiale e giovanile», come ha ricordato il Vescovo.
A concelebrare con il Pastore diocesano i frati minori francescani che reggono la basilica, a cominciare da padre Andrea Mazzocchi, insieme ai parroci e ai sacerdoti delle comunità di Nocera Superiore e a don Domenico Petti, viceresponsabile del Servizio diocesano di pastorale giovanile.

Presenti anche il sindaco di Nocera Superiore Gennaro D’Acunzi, il colonnello Gianfranco Albanese, comandante del Reparto Territoriale dei Carabinieri di Nocera Inferiore, e il comandante della locale stazione.
Maria, compagna di viaggio
«Assunta in cielo – ha detto mons. Giudice nell’omelia della celebrazione, che è stata trasmessa anche in diretta streaming sulla pagina Facebook del santuario –, Maria continua ad accompagnare il popolo santo di Dio, così come una mamma, anche quando non c’è fisicamente sulla terra, continua la sua maternità».

E, rivolgendosi alle centinaia e centinaia di pellegrini che hanno gremito il piazzale della basilica in ogni ordine di posti, ha proseguito: «Maria condivide con ciascuno di noi la fatica del cammino. Quando camminiamo da soli, la meta sembra sempre più lontana. Maria accompagna e protegge; non porta a sé, ma conduce al Figlio».
Poi il forte monito: «Assediati da una cultura che, in modo silente, ha firmato il documento di licenziamento e di buonuscita di Dio, messo fuori dai tornanti esistenziali, dal nascere, dal crescere e dal morire, brancoliamo in un vuoto, pieno di alcol e fumo, che diventa una nebbia antropologica e, invece di essere pellegrini, ci ritroviamo ad essere sbandati».
Attenzione anche alle feste religiose
Una vera e propria «deriva – ha incalzato il Vescovo – che tocca tanti aspetti della nostra vita umana, sociale e politica» e che purtroppo «sta raggiungendo o lambendo anche le nostre feste sacre, i nostri ambienti ecclesiali, spingendo queste nostre feste, nate dalla semplicità di un popolo, a diventare delle sagre, illudendoci con qualche piccolo contributo che viene elargito, per renderci forse una Chiesa silente, una Chiesa che non deve parlare sui temi importanti, una Chiesa che deve rimanere all’angolo perdendo il senso della speranza».

Quindi il richiamo ai devoti, ma anche alle istituzioni: «Materdomini non è una passerella per noi, è semplicemente una sosta nella casa della Madre», perché «i nostri santuari sono innanzitutto cliniche dello spirito, oasi di pace, laboratori di speranza, porte del cielo».
Le beatitudini del pellegrino
Nel concludere la sua riflessione, mons. Giudice ha sciolto il suo canto per proclamare le beatitudini del pellegrino: «Beato te, pellegrino, se il cammino ti apre gli occhi a ciò che è invisibile agli occhi. Beato te, pellegrino, se ciò che ti preoccupa non è arrivare, ma arrivare insieme. Beato te, pellegrino, se nel cammino ti ricordi che altri lo hanno percorso prima di te. Beato te, pellegrino, se ti rendi conto che il vero cammino comincia quando finisce la strada».
E poi: «Beato te, pellegrino, se il tuo zaino si svuota di cose e il tuo cuore si riempie di pace. Beato te, pellegrino, se scopri che un passo indietro per aiutare qualcuno vale più che cento passi avanti nell’indifferenza. Beato te, pellegrino, se nel tuo cammino cerchi Colui che è via, verità e vita. Beato te, pellegrino, se nella quiete del cammino ritrovi te stesso e ascolti la voce del tuo cuore».

E ancora, rivolgendosi ai giovani e ai sofferenti: «Beato te, pellegrino, beata te, pellegrina, beati voi, pellegrini, che tornate da Roma e camminate nella vita. Beato te, pellegrino, seduto su una sedia a rotelle. Beato te, pellegrino, fermo nel letto del dolore ma che cammini con il cuore. Beati voi, pellegrini, se il cammino vi conduce al silenzio, il silenzio alla preghiera, la preghiera all’incontro con il Padre».
Il saluto del rettore del santuario
Moltissimi i giovani presenti nel piazzale, giunti, insieme con i pellegrini di tutte le età, da ogni parte della Diocesi e anche oltre, accompagnando i tradizionali carri votivi dedicati alla Materdomini. Nel ringraziarli, al termine della S. Messa, padre Andrea Mazzocchi ha detto: «Ci riempie il cuore vedere come in questo giorno, con tanti sacrifici, con tanta fatica, siete qui per dire il vostro “grazie” a Maria. Ai suoi piedi tutti noi troviamo grazia, accoglienza e consolazione».

La preghiera per gli autori e i mandanti degli incendi
E durante la celebrazione il pensiero del Vescovo è andato anche, come già avvenuto alcuni giorni fa nella Messa celebrata nella chiesa del monastero di Santa Chiara in Nocera Inferiore, ai piromani che negli ultimi giorni sono entrati in azione in diversi luoghi dell’Agro nocerino-sarnese, ed anche a Nocera Superiore, provocando gravissimi incendi: «Preghiamo la Madonna – ha detto – perché tocchi il loro cuore in modo che possano passare dal fuoco che brucia e distrugge al fuoco dell’amore di Dio che illumina e riscalda».
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