Estate e lavoro

I nostri giovani tra speranze occupazionali e precarietà.
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C’è un’età in cui il lavoro non è solo fatica. Per molti giovani, ottenere un impiego stagionale significa soddisfare il desiderio di indipendenza, mettersi alla prova, sentirsi per la prima volta adulti e riconosciuti.

In Campania, nei nostri territori ricchi di bellezze naturali e di turisti, di terreni fertili e di industrie, le opportunità non mancano. Ogni anno migliaia di giovani lavorano in ristoranti, stabilimenti balneari, agriturismi, hotel, bar, villaggi vacanze, centri estivi. La nostra terra offre spazio, ma non sempre garanzie. Sommando le diverse offerte pubblicate sulle principali piattaforme, gli annunci sono soltanto poco più di 300, un numero bassissimo. Stando a quanto dichiarato dai sindacati, si stima che almeno un terzo dei giovani lavoratori sia impiegato senza contratto, svolga turni massacranti e riceva stipendi miseri.

In assenza di tutele, il lavoro non restituisce dignità, ma la nega. È una realtà a cui si è assuefatti e che, per questo, risulta tanto meno visibile quanto più è amara.

Si tace dinanzi all’assenza della copertura assicurativa, dell’indennità di malattia, delle ferie. Nemmeno gli incidenti sul lavoro, talvolta dagli epiloghi tragici, risvegliano le coscienze e il rischio è che lavorino i giovani disposti ad accettare le condizioni peggiori.

Il problema non è solo legale, ma culturale. A fronte di leggi regionali che regolano i tirocini – con indennità di 500 euro mensili – molti giovani si ritrovano in esperienze prive di valore formativo. Troppo spesso il lavoro giovanile è considerato sacrificabile, una gavetta necessaria durante la quale ogni genere di sopruso è lecito e sopportabile. Ma se il primo impiego è puro sfruttamento, quale fiducia nel futuro può nascere? Quale senso di sé può maturare? Quando la prima esperienza lascia una ferita invece di una spinta, invece di scoprirsi capaci, i giovani si sentono inevitabilmente invisibili, sfruttabili e soli.

Per questo ogni estate, nel cuore delle nostre città, dobbiamo domandarci che tipo di lavoro stiamo offrendo ai giovani, se li stiamo aiutando a crescere davvero o li stiamo solo sfruttando.

Il lavoro, anche stagionale, può essere una scintilla di Speranza. Affinché resti accesa, è necessario uno sguardo che veda nei giovani non solo manodopera da usare, ma persone da accompagnare, in modo da restituire al lavoro la sua funzione principale: riconoscere la dignità. E la dignità, prima ancora che un diritto, è un impegno reciproco.

Maria Chiara Calafato

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