Il Sentiero Frassati: un cammino di fede da custodire nel cuore

Un incontro autentico con la comunità alla scoperta della vita di Pier Giorgio Frassati. L’esperienza con l’Azione Cattolica diocesana nel racconto di Carlo e Antonietta.
Il Sentiero Frassati – Azione cattolica diocesana

Il nostro viaggio è iniziato nel pomeriggio di sabato 12 luglio, al Battistero paleocristiano di San Giovanni in Fonte. Quel luogo così antico è stato il punto di partenza di un’esperienza che ha lasciato dentro di noi un segno profondo. Quella che era nata come proposta di una semplice esperienza da vivere, si è rivelata essere un passaggio trasformante della nostra vita spirituale.

Non solo un fine settimana trascorso lontano da casa, ma un incontro autentico con la comunità alla scoperta della vita di Pier Giorgio Frassati.

In cammino sul Sentiero Frassati

Sono partito con uno zaino in spalla e un pensiero fisso: accompagnare il mio giovanissimo lungo questo cammino, essere per lui una presenza, un punto di riferimento. Non sapevo esattamente cosa mi aspettasse, ma dentro sentivo che non sarebbe stato solo un fine settimana fuori porta. Avevo la sensazione che qualcosa sarebbe cambiato.

Una delle cose più belle, che davvero non mi aspettavo, è stato ritrovare don Antonio. Con lui avevo vissuto il Sinodo del 2019: sette giorni di cammino insieme, un percorso spirituale profondo, durante il quale avevo avuto modo di confidarmi, aprirmi, crescere. Vederlo lì, dopo anni, proprio in un contesto simile, è stato toccante. Un abbraccio sincero, uno sguardo che diceva “ci siamo ancora”. Come se il filo non si fosse mai spezzato.

Riuniti tutti davanti al Battistero, don Antonio ha introdotto con la benedizione inziale il primo momento del nostro viaggio, spezzando il vangelo di Matteo (Mt 5,13-16) e presentando il cammino con parole profonde sulla scelta di vita cristiana dagli scritti di Pier Giorgio Frassati. Dopo questo iniziale momento di riflessione, zaino in spalla e il cammino prende vita, direzione: Santuario di San Michele.

Il primo passo l’ho fatto con un po’ di stanchezza addosso, quella della settimana, ma anche con tanta voglia di vivere qualcosa di autentico. La strada si è subito fatta intensa: tra salite, calore e zaini pesanti. Fino a quando il silenzio della montagna ha iniziato a parlare ed è lì che ho preso la macchina fotografica. Perché sì, volevo raccontarlo anche così, attraverso gli scatti. Ma non è stato facile.

Fotografare mentre cammini, mentre cerchi di essere presente per chi ti sta accanto, mentre ti guardi dentro, richiede tempo, attenzione e spesso sacrificio. Eppure, ogni scatto era un modo per fissare un’emozione, uno sguardo, un attimo che sarebbe passato troppo in fretta.

Tra sguardi timidi e volti nuovi durante il tratto inziale, il cammino ha fatto la sua magia e tra una un gesto di supporto e risate condivise è nata quella complicità e familiarità che solo la montagna può regalare, annullando il superfluo e per lasciare spazio all’essenziale

 La prima tappa del nostro cammino è stata un invito alla riflessione sul creato, in particolare sulla contemplazione della natura come segno tangibile della presenza di Dio proprio come faceva Pier Giorgio Frassati, che vedeva nella montagna una strada per arrivare al cielo. Al termine di una pausa rigenerante, che ha permesso al corpo di riposare e allo spirito di riflettere sulle parole ricevute fino a quel momento, siamo ripartiti per il secondo tratto del sentiero.

Quando quest’ultimo stava per diventare impervio abbiamo vissuto la seconda tappa dedicata al vivere la fede con coerenza e responsabilità interrogandoci sul come l’appartenenza all’Azione cattolica costituisca un caposaldo nelle scelte di vita quotidiane.

Stanchi e affaticati, mentre il cielo si tingeva delle sfumature rosso e oro all’orizzonte, siamo giunti finalmente in cima. Davanti a noi, in tutta la sua maestosità, tra respiri affannati ed occhi meravigliati, il Santuario di San Michele.

Dopo la cena, riuniti nella cappella abbiamo vissuto un momento di vera intimità con il Mistero: la veglia eucaristica. Le parole di don Antonio ci hanno guidato verso la riflessione del senso della vita, una chiamata a scegliere, a vivere e lascarci trasformare. La fede non è un rifugio ma uno slancio, è audacia.

Riprendendo le parole del beato Frassati “Vivere, non vivacchiare!”, perché la fede dona un senso vero alla vita.

Poi la notte: sacco a pelo, pochi comfort, ma tanta pace. In quel silenzio condiviso, sotto un tetto che non era casa ma lo è diventato per una notte, ho sentito davvero quanto è bello fidarsi, lasciarsi andare, vivere pienamente.

La mattina del giorno 13,è iniziata con la celebrazione della messa in cui la parola ci ha invitato a riflettere su quanto il signore sia presente nella nostra vita, sottolineando l’importanza di cercare gli strumenti che possano farci scoprire quanto Dio sia vicino ad ognuno di noi.

Con il cuore predisposto all’ascolto con gambe ancora un po’ stanche ci siamo messi in cammino verso Sito Alto in cui abbiamo affrontato le ultime tappe di questo meraviglioso viaggio.

E lì, una volta in cima, ci siamo voltati indietro. Abbiamo visto da dove eravamo partiti. E non parlo solo della strada percorsa. Ma di quella dentro di noi. Il cammino interiore che ciascuno di noi ha fatto in quei due giorni, tra riflessioni, incontri, condivisioni. È stato come vedere la propria anima da lontano, più chiara, più viva.

Tornando a casa mi sentivo stanco, sì, ma anche incredibilmente pieno. Di volti, parole, silenzi. Di fede rinnovata, di emozioni semplici ma vere. Di gratitudine.

Questo cammino non è stato solo un’esperienza. È stato un dono. Un momento che porterò nel cuore, come una piccola luce che mi aiuterà a non perdere la strada.

La pausa pranzo

Questo percorso, iniziato quasi per caso, si è trasformato in un’esperienza che ha segnato il mio cuore. È stato Carlo a invitarmi, aprendo per me le porte di una realtà che non conoscevo: l’Azione Cattolica. All’inizio sembrava solo un invito, una proposta fatta quasi come tante altre. Ma quel cammino si è presto rivelato essere molto di più. Senza accorgermene, passo dopo passo, mi sono ritrovata immersa in un viaggio che non era solo tra sentieri e cime, ma dentro me stessa. Insieme a volti sinceri e sguardi accoglienti, ho conosciuto persone capaci di testimoniarmi una vita fatta di scelte quotidiane e piccoli gesti nella fede.

E poi, c’era Carlo.

Camminare con lui, ha reso questa esperienza ancora più preziosa. Non è stato solo un cammino personale ma un cammino del nostro rapporto: fatto di complicità, silenzi condivisi, mani che si cercano per sostenersi, sorrisi che raccontano gratitudine. In quei momenti, il nostro legame si è rafforzato. Abbiamo scoperto insieme quanto il vivere la fede fianco a fianco possa trasformare anche la relazione, rendendola più vera, più profonda, radicata in qualcosa che va oltre noi stessi. In fondo, è stato un viaggio che mi ha insegnato a guardare oltre. Oltre la fatica della salita, oltre le abitudini, oltre le paure. Mi ha fatto riscoprire la fede come cammino, come slancio, come vita.

La locandina


Tra tutte le esperienze vissute durante il cammino, una delle più significative è stata la possibilità di condividerlo con chi vive con me anche la quotidianità. Camminare fianco a fianco non è stato solo un modo per sostenersi nei momenti di fatica, ma anche un’occasione per rafforzare il nostro legame in modo naturale, senza bisogno di troppe parole.

Ci siamo ascoltati nei silenzi, abbiamo condiviso piccoli gesti, ci siamo capiti con uno sguardo. E così, passo dopo passo, abbiamo scoperto quanto il vivere la fede insieme possa rendere una relazione più consapevole e più solida.

Un’esperienza semplice, ma preziosa. Da custodire.

Questo cammino ci ha ricordato che anche le relazioni, proprio come i sentieri di montagna, si costruiscono giorno dopo giorno, con pazienza, fiducia e voglia di camminare nella stessa direzione.

Carlo Martingano e Antonietta Di Marino

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