Un gruppo di amici decide di mettersi insieme per fare qualcosa per la propria città. Un segno tangibile di rinascita, ma anche l’occasione per mettere in rete risorse intergenerazionali. Da qui l’idea di far rifiorire una terra incolta, in una traversa di via Dante Alighieri, e l’intuizione di dar vita al Fondo RisOrto. «Riqualificare un fondo agricolo incolto ad Angri, trasformandolo in un laboratorio a cielo aperto per persone fragili, studenti e famiglie, riscoprendo il legame con la terra e promuovendo la sostenibilità, la solidarietà e l’inclusione sociale», spiega Roberto Falcone, referente dell’associazione Fondo RisOrto.
Si batte una strada poco percorsa dalle nostre parti. «È il tentativo caparbio di sperimentare un modello di utilizzo collettivo di una superficie periurbana e una forma di socializzazione più genuina».
Perché questo nome?
«Il nome Fondo RisOrto è un gioco di parole cariche di significato. C’è ovviamente il richiamo del concetto sacro di “rinascita”, della terra e attraverso la terra. Ma ci sono anche i riferimenti ai termini “orto” e “riso”, appartenenti al mondo immanente fatto di lavoro e ricompense».
Quali sono i partner?
«I principali al momento sono il circolo locale di Legambiente e l’Istituto professionale per l’Agricoltura, che fornirà supporto tecnico-scientifico per il progetto. Con loro abbiamo stipulato un accordo per la realizzazione di attività previste nell’ambito del Progetto S.E.M.E. 4.0».
L’obiettivo è allargare il gruppo di lavoro.
«Sì, è destinato a crescere: la rete, infatti, si sta via via estendendo grazie alla simpatia che sta riscuotendo il nostro progetto presso altri enti del terzo settore che hanno avanzato varie e interessanti proposte di collaborazione».
Il prossimo step?
«Attrezzare l’area destinata agli orti sociali per attività didattiche, terapeutiche e laboratoriali, per mettere a disposizione della comunità locale in primis uno spazio inclusivo e formativo. Ovviamente, per poter raggiungere tale obiettivo, è necessario da una parte raccogliere risorse per sostenere costi fissi e spese extra, dall’altra raccogliere adesioni di volontari che si rendano disponibili a darci una mano, o anche due, nei lavori da eseguire».
Come si può sostenere il progetto?
«Abbiamo attivato una campagna di crowdfunding sulla piattaforma web “Produzioni dal basso” e a breve daremo il via al tesseramento all’Associazione Fondo RisOrto».
Angri come ha accolto il progetto?
«Il progetto sta ricevendo un’accoglienza decisamente positiva e molte manifestazioni di apprezzamento. A partire dai residenti della zona che stanno gradendo lo spirito di gruppo col quale stiamo affrontando i lavori e l’impegno profuso nel miglioramento del contesto che ospita il nostro progetto. In futuro, ci piacerebbe replicare il modello del Fondo RisOrto su altri terreni incolti o abbandonati, magari creando una rete di orti sociali diffusi e dare il nostro piccolo contributo nella costruzione di città più sane e inclusive».
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