Un lampo di speranza

Quarto appuntamento con la rubrica di mons. Giuseppe Giudice, piccoli racconti tratti da storie vere, briciole di incontri ed esperienze vissute in prima persona e donati al lettore per tenere lo sguardo fisso sulla virtù della speranza, in preparazione al Giubileo 2025.
Foto di Sabine van Erp da Pixabay

Sono parroco da poco tempo e mi piace scherzare con la gente presentandomi come un parroco da poco. A Pasqua, con passione giovanile, giro per il paese per la benedizione delle case, mentre comincio a ricordare che è la benedizione delle famiglie e non delle mura.

Qualche tempo prima, girando per una zona dell’abitato avevo notato una strana vecchietta; ma chiedendo spiegazioni, nessuno e neanche le suore che erano lì da tanto tempo, mi avevano saputo dare notizie.

Cominciai a pensare di aver avuto una svista. Quel giorno benedicevo le case proprio in quella zona. La gente aspetta, è accogliente, e vuole la benedizione per tutti gli ambienti, non solo domestici. Sono giovane, alla prima esperienza, e non mi sottraggo alle richieste anche per conoscere le persone, e redigere una sorta di stato d’anime per l’archivio parrocchiale.

Mi fermo presso un’altra casa; benedico gli ambienti al piano terra; ho l’impressione che la signora ha una certa fretta e quasi mi voglia liquidare. All’esterno della casa c’è una scala che conduce ad un altro piano, penso una soffitta. Chiedo se devo salire, mi viene detto che posso evitare. Istintivamente, o come richiamato da qualcuno, salto su, apro la porta e… quella donna che avevo intravisto in quella zona è lì, legata con una catena come un cane, con una ciotola accanto.

Sono sbalordito, la signora balbetta qualcosa; io non me la sento di continuare a benedire e raggiungo la canonica. Dopo pochi istanti arrivano i parenti, che vogliono spiegare e giustificare. Arrivano le suore che cercano di calmarmi, incredule che in tanti anni non si fossero accorte di niente.

Denunciare è uno scandalo per un piccolo paese e non aiuta la riconciliazione.

Entro ventiquattro ore trovo la soluzione: la signora andrà in una casa di accoglienza scelta da me. Informo le forze dell’ordine e il sindaco senza denuncia, avvertendo che ho trovato la soluzione con il consenso dei parenti.

La signora è vissuta per tanti anni in quella casa di accoglienza, curata e custodita, trattata con la dignità dovuta ad ogni persona. Quando andavo a trovarla non parlava, da tempo non sapeva più parlare, ma le brillavano gli occhi. Nei suoi occhi, fino alla fine, ho intravisto un lampo di speranza e il grazie per il dono della libertà.

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