Nuceria: l’archeologia all’ombra di Pompei?

Nonostante le grandi potenzialità, il territorio di Nuceria, la rivale della città vesuviana, resta ai margini dell’itinerario turistico-culturale che da Napoli porta ad Ercolano e a Pompei, a Paestum e a Velia. Anche il progetto di realizzare un Parco archeologico di Nuceria è fermo.
Nuceria
Veduta dello scavo di alcuni ambienti nell’area del Foro Boario a Nocera Superiore foto Natale Gentile

Quasi relegato oggi all’ombra di Pompei, il territorio di Nuceria, la rivale della città vesuviana, resta ai margini dell’itinerario turistico-culturale che da Napoli porta ad Ercolano e a Pompei, a Paestum e a Velia.

Nuceria può solo vantare negli ultimi secoli la visita di pochi autorevoli viaggiatori, sulle orme di Winckelmann, dell’abate di Saint-Non, di Andersen, di Gustavo VI di Svezia. Eppure la città, divisa da oltre 150 anni in due entità comunali è un ottimo esempio di insediamento ininterrotto dalla protostoria al mondo contemporaneo. I monumenti e le sue spolia sono dispiegati da est ad ovest della Valle del Sarno, quasi una sorta di museo diffuso en plein air e non sempre riconoscibili da chiunque ne percorra la non agevole rete viaria da Poggiomarino a Sarno, da Scafati a Pagani, a Sant’Egidio del Monte Albino fino al sobborgo di Pareti (Nocera Superiore) dove, sul finire degli anni ’70 del XX secolo, è tornato alla luce un teatro ellenistico-romano. Né va dimenticata la collina del Parco, carica di emergenze medievali, dal castello ai conventi.

Se la Nuceria di età classica era circoscritta dalle mura, in parte visibili, in alcuni luoghi di Nocera Superiore, il suo territorio era molto esteso in buona parte dell’Ager Nucerinus fino a Scafati dove cedeva il passo a Pompei. Cosa resta delle sue vestigia? Basta addentrarsi in centri come Sarno per tentare di visitare il teatro ellenistico romano in località Foce o cercare una mirabile fontana d’età romana con la raffigurazione del dio Sarno a Sant’Egidio, o lungo le strade di Pagani e notare, murati in un angolo, resti di trabeazioni e un togato acefalo; lungo lo stesso asse viario dirigendosi verso oriente, a Nocera Inferiore, sottoposto ad una piazza, quel che rimane d’un complesso monumentale d’età tardo repubblicana e frammenti di colonne e togati ed edicole funerarie, macine antiche che fanno capolino in vari punti delle città della Valle del Sarno.

Fontana romana con raffigurazione del dio Sarno a Sant’Egidio del Monte Albino

Eppure il cuore pulsante di Nuceria era formato da un rettangolo di 120 ettari, il doppio di Pompei, su cui si ebbe un’intensa urbanizzazione con edifici di dimensioni ragguardevoli, collegati al ruolo che la città svolse in Campania, anche dopo il tramonto della Confederazione sannitica meridionale di cui fu a capo. Le poche campagne di scavo, entro e fuori le mura, hanno finora restituito pochissime evidenze antecedenti al IV sec. a.C.

Teatro ellenistico-romano in località Foce a Sarno

Pur se la ricerca archeologica è ancora lontana dalla localizzazione del nucleo di età arcaica, si ritiene che Nuceria sia stata fondata tra la fine del VII sec. e i primi decenni del VI sec. a.C. La città ebbe una grande vitalità, perché la popolazione di stirpe italica, forse quella dei Sarrasti, riemersa nel villaggio di Poggiomarino, seppe conservare la propria lingua, una variante dell’osco: l’alfabeto di Nuceria, usato in un’iscrizione del II quarto del VI sec. a.C. graffita su un vaso di bucchero pesante.

Veduta del teatro ellenistico romano in località Pareti a Nocera Superiore

Addossato al lato meridionale delle mura urbane sorse nel II sec. a.C. lo scenografico teatro di Pareti; all’epoca dell’impianto primitivo risale la parte occidentale della cavea, con nicchie di sostegno solo in parte conservate. L’edificio ricoperto un tempo di marmi preziosi, tra cui il cipollino, il nero africano, il rosso antico, il fior di pesco, il pavonazzetto, oggi versa in uno stato deplorevole d’abbandono e difficilmente visitabile.

Addossato, al pari del teatro, all’aggere delle mura, l’anfiteatro si trova nell’angolo nord-ovest (in località Grotte) nascosto alla vista dal fango che lo ha conservato sotto i palazzi Ruotolo e Montalbano fino a lambire il monastero francescano di Santa Maria degli Angeli.

A sud della linea ferroviaria, insiste, straordinario, il Battistero paleocristiano di Santa Maria Maggiore, oggi uno dei pochissimi monumenti che possano essere visitati dai tenaci viaggiatori contemporanei.

Gustavo VI di Svezia e la consorte, Louise Alexandra Mountbatten, principessa di Battenberg in visita al Battistero, ottobre 1964 – foto archivio Giuseppe Ruotolo

A pochi passi, la sezione locale del Gruppo Archeologico Nuceria ha ripulito e reso fruibile uno scavo archeologico altrimenti negletto: i resti di una domus d’età imperiale lungo un esiguo tratto del decumano inferiore di Nuceria, messi in luce negli anni ’70 del Novecento, dall’archeologo Werner Johannowsky.

A poca distanza dal sito, resta il complesso termale romano, o meglio quel che è ancora visibile. È questo il primo nucleo di ciò che avrebbe dovuto essere, per un’amministrazione comunale dinamica, il Parco Archeologico Urbano di Nuceria. Situato a pochissima distanza dal Battistero paleocristiano è prossimo a Villa De Ruggiero, sede del Museo provinciale delle Arti Applicate.

L’idea progettuale del Parco era stata quella di recuperare gli spazi un tempo adibiti a Mercato Boario e trasformarli in un rigoglioso giardino, in attesa del recupero delle sottostanti strutture archeologiche di cui finora sono visibili solo alcuni ambienti legati ad un edificio termale d’età romana.

Pertanto sin dalla sua progettazione, il Parco è stato realizzato con un preciso intento di “reversibilità”, ovvero la possibilità di continuare l’esplorazione archeologica.

Per dare maggiore enfasi agli aspetti emozionali del connubio tra verde e antichità sono stati collocati alcuni reperti lapidei quali sarcofagi, rocchi di colonne, dolia e una macina d’età imperiale, per costituire una sorta di parco romantico, a guisa di quelli mitteleuropei tanto in voga sul finire del XVIII secolo.

L’indagine archeologica condotta dal sottoscritto e dall’archeologa Teresa Virtuoso (per conto della Soprintendenza archeologica di Salerno) ha interessato una parte dell’intero sito con alcuni saggi ricognitivi in profondità, evidenziando setti murari pertinenti, probabilmente, ad un edificio di cui si conserva parte di un ambiente di grandi dimensioni, costruito dopo l’eruzione del 1631. A quest’ultimo, si affiancano due vasche comunicanti e un pozzo, destinate ad attività di decantazione che si svolgevano nell’edificio. La prosecuzione dell’indagine ha portato alla luce i resti di strutture di due edifici, cronologicamente databili in età romana e in età tardo-antica.

L’edificio che in età romana aveva rivestito una funzione pubblica (tempio?) divenne, in età tardo-antica, una privata abitazione. Un saggio ulteriore ha portato alla luce i limiti di un grande ambiente orientato nord-sud che documenta una fase più recente di frequentazione; si tratta dell’interno di un apodyterion (ovvero uno spogliatoio) relativo ad un impianto termale ancora tutto da indagare. L’apodyterion appare caratterizzato dalla presenza di una serie di nicchie con un fregio a bassorilievo con immagini relative al ciclo di Eracle, forse riconducibili alla piena età imperiale.

Non mancano mosaici e parte dei sedili addossati alle pareti affrescate con tanto di graffiti, tanto per non essere da meno ad illustri esempi pompeiani! In attesa di tempi migliori, il parco all’ombra di Pompei è tuttora chiuso: natura naturans!

di Teobaldo Fortunato

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