Il mondo in un mercato: il mercato ortofrutticolo Pagani-Nocera

Dai pomodori San Marzano agli agrumi della Costiera fino al cocco verde del Brasile: al mercato Pagani-Nocera si trova ogni delizia. Nel 2020 sono state movimentate 5 milioni e mezzo di derrate alimentari. Si conferma una struttura di riferimento nazionale. Una centrale che avrebbe bisogno di nuovi investimenti per essere al passo con i tempi.
Attività all’interno del mercato Pagani-Nocera

Con 5 milioni e mezzo di quintali di derrate introdotte nel 2020 è il primo mercato ortofrutticolo della provincia di Salerno, tra i primi cinque della Campania e nella top ten italiana. Parliamo del mercato ortofrutticolo Pagani-Nocera, che ha compiuto 35 anni lo scorso luglio. È stato costituito come società tra i Comuni di Pagani, Nocera Inferiore, Corbara, la Regione Campania e tre soggetti privati il 23 luglio 1987; nato dall’unificazione delle strutture di Nocera Inferiore e Pagani.

Sorge sul confine delle due città, contando al suo interno 62 imprese. Il grosso è rappresentato dai 55 commissionari, ovvero i commercianti all’ingrosso dei prodotti ortofrutticoli. Realtà per lo più a vocazione familiare, poi ampliatesi. La maggior parte è presente dall’inizio dell’esperienza mercatale unitaria paganese-nocerina.

L’80% commercializza prodotti da tutto il mondo, solo un 20% concentra la propria attività sull’ortofrutta campana e delle regioni limitrofe. In via Mangioni ci lavorano circa duemila persone, rappresentando una delle principali aziende del territorio.

Si tratta di un mercato di transito: arriva merce da tutto il mondo che viene distribuita in altri mercati più piccoli e in altre regioni. È differente dal mercato di produzione che commercializza l’ortofrutta locale.

Il mondo mercato

Una città nella città che prende vita nel cuore della notte e si spegne, anche se mai del tutto, quando il resto del mondo è preso dai suoi ritmi frenetici. 

Le operazioni cominciano alle ore 2.30 di notte con lo scarico automatizzato, dalle ore 4.00 c’è lo scarico a mano, le contrattazioni di vendita iniziano alle ore 5.30. Ai caselli di ingresso nel cuore della notte si creano file di tir e mezzi vari.

Ad animarlo è una popolazione eterogenea composta dai facchini, senza i quali non si movimenterebbe nulla, i contabili, gli autotrasportatori, i produttori, gli acquirenti, i commercianti e gli addetti ai servizi: guardiania, parcheggi, pulizia, direzione. C’è poi l’indotto: due bar, due pizzerie, commercio cassette e buste, prima c’era anche uno sportello bancario.

Al timone di questa grande nave che si estende su 130.000 metri quadri di superficie, di cui 40.000 metri quadri coperti, è il Consorzio ortofrutticolo dell’Agro nocerino sarnese guidato dal commissario liquidatore Mirko Apa e poi c’è il direttore della struttura, Martino Scoletti.

Il commissario Mirko Apa e il direttore Martino Scoletti

Al suo interno circolano prodotti provenienti da ogni angolo del pianeta: dalle campagne dell’Agro nocerino sarnese alle terre della Patagonia e del Cile, dal Nord Africa al Medio Oriente, passando per la Turchia e vari Paesi d’Europa. Nella struttura di via Mangioni si può trovare di tutto: dai cipollotti nocerini e i pomodori San Marzano al cocco verde del Brasile e i frutti delle terre del Sud Est Asiatico. «Arrivano sempre più acquirenti di origine asiatica alla ricerca di prodotti dei loro Paesi da commercializzare al dettaglio nei mercati e nei negozi del napoletano», spiega Scoletti. 

Dal Covid-19 in poi

Gli ultimi dati ufficiali sono quelli relativi al 2020, con un mercato in piena crisi pandemica, ma con volumi tutt’altro che minimi. Il registro dei mercati generali italiani rendiconta per quello di Pagani-Nocera un movimento di 5 milioni e mezzo di quintali di derrate. Tra i prodotti maggiormente venduti ci sono gli agrumi seguiti dalle verdure come insalata e broccoli e poi ci sono gli ortaggi come i pomodori. Ancora in elaborazione i dati del 2021.

Il Covid-19 ha influito moltissimo, ma anche la crisi energetica dell’ultimo anno ha contribuito al calo dei consumi. La lettura di Scoletti però va oltre: «I mercati stanno soffrendo in tutta Italia e forse anche in Europa. Non possiamo parlare di ripresa. Ma è proprio il mondo dei mercati ortofrutticoli che è calato in generale nelle vendite. È una conseguenza della grande distribuzione organizzata (che compra direttamente dall’azienda agricola bypassando i mercati generali, ndr), e soprattutto è cambiato il modo di mangiare».

Il direttore analizza: «Quando c’è una crisi economica e un aumento dei prezzi tendenzialmente le prime cose che si evitano di comprare sono frutta e verdura, sbagliando da un punto di vista alimentare e di salute». Con la pandemia sono cambiate anche alcune abitudini: «Abbiamo avuto meno ingressi, ma il movimento delle merci è stato simile al periodo pre Covid-19. Gli acquirenti venivano con mezzi più grandi, ma meno volte», precisa.

Record economici

Un mercato che annovera eccellenze economiche importanti: «Abbiamo una società che è la prima in Italia per la commercializzazione di mele di una famosissima azienda nazionale – svela Apa –, poi ce ne è un’altra che è tra le prime in Italia per la commercializzazione di frutti esotici distribuiti da una multinazionale altrettanto celeberrima. Va detto che nella classifica delle trenta principali attività produttive salernitane, almeno cinque operano nel nostro mercato».

Se pure le strutture sembrano compromesse, la centrale ortofrutticola ha risorse e potenzialità inimmaginabili: «Si può sempre migliorare – dice Scoletti –. Credo che viviamo una fase stagnante, ma confido nel 2023, in una ripresa dei consumi». Per fare un passo avanti «occorrerebbero investimenti maggiori, adeguamenti strutturali, ampliamento dei servizi accessori e lo sviluppo di nuove offerte merceologiche», aggiunge Apa.

Il confronto

In Campania, il mercato di via Mangioni si colloca nella top five. Quello di Salerno, nel 2020, ha movimentato appena 743.000 quintali di derrate, ancora meno Capaccio/Paestum con 600.000 quintali. Dati inferiori sono registrati anche in uno dei principali mercati della Puglia, quello di Andria, che nel 2020 ha movimentato appena 73.000 quintali di derrate.

Primati da cui partire per ridare slancio ad una struttura dalle molteplici potenzialità, che dà lavoro e sussistenza a migliaia di famiglie dell’Agro nocerino-sarnese. Un tesoro da custodire e non disperdere. Aspetti che dovranno tenere in conto i soci del Consorzio in liquidazione, alle prese con una ristrutturazione societaria che nelle intenzioni metterà il mercato al passo con i tempi. 

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