Il patrimonio artistico della chiesa di San Bartolomeo apostolo a Nocera Inferiore

Torna la rubrica “Beni culturali”.
Il busto marmoreo di Giovanni Battista Castaldo

La parrocchia di San Bartolomeo Apostolo ospita un patrimonio artistico di tutto rispetto, in gran parte proveniente dall’antico monastero, oggi santuario, di Santa Maria dei Miracoli. Tale patrimonio offre uno sguardo, seppur parziale, sulla qualità degli interventi artistici nella Nocera del Cinquecento. 

Appena entrati, nel pronao, troviamo i monumenti funerari della famiglia Castaldo e, sulla parete di sinistra, trova posto il busto raffigurante il nobile condottiero nocerino Giovan Battista, ovvero colui che fece edificare nel 1541, su concessione del vescovo Paolo Giovio, il convento ancora oggi esistente e che divenne olivetano per sua stessa volontà.

L’edificio è probabilmente frutto di un ampliamento a partire dall’antica cappella detta dei tre Pigni. Del monastero fu primo abate un nipote dello stesso mecenate. 

Documentata è la ricchezza di opere e arredi di cui fu fornito l’edificio, fino ad ospitare il dipinto rinascimentale più autorevole mai transitato nell’Italia meridionale: la Madonna d’Alba di Raffaello, attualmente esposta alla National Gallery di Washington. 

Parte delle opere del convento olivetano furono traslate nell’attuale chiesa di San Bartolomeo quando, agli inizi del XVIII secolo, per varie vicissitudini, i monaci si trasferirono nell’edificio ad essa attiguo. 

Il pregevole busto marmoreo che si incontra all’ingresso della chiesa, di carattere civile e non religioso, ritrae il nobile condottiero di origini nocerine. L’opera è attribuita a Leone Leoni, scultore, cesellatore e collezionista di origini aretine tra i più noti del panorama artistico del XVI secolo. Essa è un esempio di arte manierata di tradizione toscana. 

Tra le altre opere conservate all’interno dell’edificio sacro è da menzionare l’antica effigie della Madonna proveniente dalla Cappella di Montalbino, attualmente collocata in un altare laterale.

Sempre seguendo il sentiero dell’arte cinquecentesca che, grazie ad un committente così noto e facoltoso, abbiamo potuto ereditare nel territorio dell’Agro, bisogna senza dubbio soffermarsi sulla raffigurazione della Madonna dei miracoli con i Santi Giovanni Battista e Andrea, dipinto su tavola di notevole dimensione e qualità attualmente visibile nell’abside della chiesa. 

Il dipinto fu sottoposto ad un attento restauro ad opera della ditta Ruggiero su commissione della stessa parrocchia, tra il 2011 e il 2012. 

La Madonna dei Miracoli di Marco Pino, 1557

L’opera, databile intorno al 1557, è del pittore senese Marco di Giovanni Battista, detto Marco Pino dal luogo di nascita. Altro artista toscano come il Leoni, autore del busto. 

Nel dipinto vediamo i santi Giovanni e Andrea, raffigurati in basso, con i tipici attributi iconografici della croce astile con cartiglio e della croce decussata detta, appunto, croce di Sant’Andrea. Il Battista sembra rivolgere lo sguardo all’esterno come per indicare e invitare i fedeli ad adorare l’immagine, centrata e in alto, della Vergine col Bambino.

Marco Pino ebbe una lunga permanenza napoletana, durante la quale realizza l’opera citata per l’altare maggiore del monastero olivetano di S. Maria dei Miracoli di Monte Albino, poi spostata, come si diceva, della chiesa a valle. 

L’opera, immersa nella cultura figurativa romana, è espressione di una mediazione stilistica che comprende non solo il debito contratto con la pittura di Michelangelo, la forma piramidale, la moltiplicazione dei soggetti, la forza delle due figure in basso, ma fonde a questo anche la grazia e il movimento del disegno di matrice raffaellesca. 

Ancora una volta, in un luogo di culto del nostro Agro, la fede si fonde con la storia attraverso il linguaggio universale dell’arte e la linea della bellezza, come avrebbe detto Hogarth, come un filo stringe a sé luoghi e persone, famosi condottieri, grandi artisti, vescovi illuminati, schiere di monaci e umili fedeli, fino ad arrivare a noi che, possibilmente, dovremmo raccogliere questa complessa e illustre eredità.

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