Commercio in sofferenza

Sergio Cicalese di Confcommercio evidenzia la situazione nell’Agro nocerino sarnese: «Alcuni esercizi commerciali stanno pensando di aprire solo nel weekend».
Sergio Cicalese

Le bollette di settembre hanno rappresentato la stangata finale per molti esercizi commerciali al dettaglio. Specialmente gli alimentari, alle prese con i rincari più forti, hanno abbassato le serrande. Tra energia e materie prime alle stelle, salumerie, pasticcerie, fruttivendoli e ristoranti hanno chiuso.

A Nocera Inferiore c’è stato l’addio, dopo 40 anni, del bar e pasticceria Katia. A Cava de’ Tirreni ha fatto rumore la chiusura di Nonna Nannina, una pizzeria nata alla vigilia del Covid-19 e che ha provato a resistere con tutte le forze, fino all’ultima bolletta di 10.000 euro.

Sergio Cicalese, consigliere di Confcommercio Campania e referente territoriale dell’Agro nocerino-sarnese, è perentorio: «La situazione non è delle migliori e lo sappiamo. Le grandi aziende sono più in difficoltà perché le spese sono maggiori e le difficoltà si sommano, anche se la grande distribuzione ha ricevuto qualche aiutino in più rispetto a noi».

Quello degli aiuti è l’aspetto che la sua organizzazione sta ponendo all’attenzione della politica, nazionale e locale. C’è bisogno di sostenere «specialmente chi ha a che fare con gli alimenti, che per gli alti rincari stanno vivendo una situazione gravissima. Aiuti per le piccole attività al momento non ce ne sono e le Regioni si muovono in ordine sparso, lo stesso vale per le Camere di commercio. Si tratta tuttavia di contributi una tantum, ma senza una decisione sui prezzi non si potrà andare avanti».

E c’è chi corre ai ripari per limitare l’impatto sui conti. «Per ridurre i consumi energetici, una gelateria del nostro territorio – spiega – ha deciso di limitare le aperture feriali, restando aperta solo nei giorni festivi e prefestivi. Uno storico bar aprirà solo al mattino e nel fine settimana per concentrare le spese». 

Negli ultimi mesi l’aumento del caffè al bar, che in alcuni casi ha raggiunto il costo di 1,20 euro, è stato fortemente criticato. Cicalese analizza: «Il caffè è una bevanda democratica e gli aumenti che ci sono stati non coprono i costi reali. Se ai rincari di energia e materia prima sommiamo i costi del personale, il locale, il lavaggio delle stoviglie e le pulizie, per esempio, potremmo dire che il caffè è venduto quasi sottocosto. Una situazione non sostenibile perché quando i costi superano i ricavi nessun sistema produttivo può reggere». Confcommercio ha lanciato la campagna nazionale “SOS Bollette – Non spegneteci”, proprio per sollecitare interventi in tal senso.

Ripercussioni si sono avute anche sulla filiera del lusso. La pandemia ha tagliato le gambe perché, ad eccezione del commercio online, i negozi sono stati chiusi per decreto, a differenza degli alimentari che invece hanno lavorato e quasi incrementato le vendite. Con la fine dell’emergenza Covid-19 «c’è stata una ripresa un po’ per tutti, con una sensazione di fiducia generale», quindi, anche per il lusso. Una percezione che ha subito un cambio repentino: «Negli ultimi mesi abbiamo avvertito un calo enorme, specialmente su settembre e ottobre. Mentre per il Covid-19 ci sono stati incentivi e aiuti, in questo caso siamo soli. 

C’è paura non perché non ci sia la possibilità di spendere, ma perché non si riesce a immaginare la situazione futura. Prima di comprare una cosa ci si pensa su due volte».

C’è un blackout sulla visione del futuro: «Sia per le grandi aziende che per noi piccole non c’è data la possibilità di programmare».

E non si riesce nemmeno a sperare per Natale, quando l’economia registra un incremento dei consumi per regali e cenoni. Si temono decisioni dei Comuni che possano incidere ulteriormente sulla voglia di fare acquisti. Come le luminarie dell’austerità o lo spegnimento della pubblica illuminazione: «Siamo d’accordo sul discorso del risparmio, se le amministrazioni decidono di mettere meno luci, pazienza. Speriamo però che quel poco che si fa, lo si faccia concentrando le iniziative nelle zone commerciali. Anche l’impatto psicologico conta».

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