L’intolleranza religiosa

«C’è un diritto umano fondamentale che non va dimenticato nel cammino della fraternità e della pace: è la libertà religiosa per i credenti di tutte le religioni» scrive il Papa. Siamo giunti al penultimo appuntamento con l’approfondimento dell’enciclica Fratelli tutti.

Lo scorso mese abbiamo ricordato che quando la vita di ogni uomo è considerata esclusivamente in una logica di economia di mercato, contrassegnata da una esasperata competitività, pesa come un macigno sulla nostra coscienza l’incenerimento dell’etica per favorire l’economia. In questi processi di ghettizzazione rientra anche l’intolleranza religiosa che, avanzando in modo vertiginoso, è usura del mondo e della storia, perché atrofizza le relazioni nel nulla del nichilismo. 

“…C’è un diritto umano fondamentale che non va dimenticato nel cammino della fraternità e della pace: è la libertà religiosa per i credenti di tutte le religioni …” (FT 279). In questo paradigma mondiale, privo di riferimenti umanizzanti, si è stranieri a se stessi e alle persone con le quali si condivide lo spazio vitale, ci si vede senza guardare e sentire, la presenza dell’altro evapora e si trasforma in semplice mezzo per fini spesso ignoti. Nel migliore dei casi la vicinanza e la fratellanza sono ridotte a semplice biologia. Il sentire empatico dell’altro è solo un limite da cui fuggire, osservato con la dovuta distanza. Ogni educazione sentimentale e razionale è trascesa in nome dell’efficienza, dell’individualismo e della produttività. 

L’intero sistema globale, con i suoi mezzi di comunicazione veloci, è strutturato sull’arrivismo, i popoli e le singole persone sono sul mercato a disposizione di chi ne può godere in proporzione al proprio censo, ciascuno è solo un mezzo per le ambizioni personali. 

Tra le religioni è possibile un cammino di pace. Il punto di partenza dev’essere lo sguardo di Dio…” (FT 281). Quando l’economia priva l’uomo di un vero volto non vi è più un legame comunitario, non si è più disposti ad intraprendere un percorso comunitario di pace. Anche la religione non incide più attraverso la coscienza per rinsaldare i principi etici che fanno riscoprire l’integrazione.

Lo sguardo di Dio invoca la vicinanza e lo stupore della presenza.

Certo, nello stesso tempo, chiede di attraversare la distanza, ma questo cammino va fatto con tolleranza, senza brama di conquista e senza discriminare. La capacità di riconoscere la diversità, anche in ambito religioso, è la traccia della presenza dell’Infinito nella nostra vita, la consapevolezza di essere fratelli nel mistero della Sua presenza. Un atteggiamento che non può essere espresso a parole, perché richiede uno stile di vita. Dal modo in cui ci relazioniamo con le persone che incontriamo emergono i nostri meccanismi interni, è nell’incontro che comprendiamo se siamo in grado di assicurare all’altro la dignità che merita.

padre Giovanni Caruso

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