Inclusione, non esclusione

Paola Severini Melograni è una giornalista esperta del sociale, da sempre in prima linea nel raccontare le disabilità e dar voce ai protagonisti. Ci aiuta a leggere la situazione italiana e chiede alla politica di concentrarsi sulla famiglia.
Paola Severini Melograni (al centro) con il gruppo di O anche no – foto ufficio stampa Rai

Parliamo di disabilità, che è inclusione non esclusione. Lo facciamo per ribadire che se c’è un limite, è dato dal contesto sociale spesso impreparato alla sfida dell’integrazione.

Accendiamo i riflettori su storie che possono aiutare tanti altri, con esperienze analoghe, a vivere in pienezza la propria vita. Perché andare oltre divenga sinonimo di possibile, non di eroismo. 

La storia di Chiara, quella dei ragazzi di Raù e del museo polisensoriale Eidos sono esempi di una alterità che può e deve essere quotidianità.

Paola Severini Melograni

Paola Severini Melograni spende la propria carriera per narrare questo mondo attraverso i protagonisti che si raccontano nelle loro attese, difficoltà e conquiste. Una giornalista al servizio del sociale, della solidarietà, del Terzo settore, accanto a chi compie battaglie di civiltà per i propri diritti.

Angelipress è l’agenzia giornalistica fondata nel 2000 che si occupa di sociale.

Decine i programmi radiofonici e televisivi che ha realizzato sul tema dell’inclusione e della disabilità. O anche no, per esempio, è andato in onda prima su Rai2 e poi su Rai3 ed ora è disponibile su Raiplay. Centinaia gli editoriali e gli articoli firmati sui principali giornali italiani per leggere e raccontare il mondo dal punto di vista sociale, in un’Italia a due velocità.

«Ci sono alcune realtà che sono avanti, che sono preparate, che hanno fatto un percorso virtuoso e che quindi possono far dire: “Sì, noi possiamo governare il problema”. Da una parte siamo pronti, dall’altra ci sono situazioni negative. Purtroppo le situazioni più difficili e complesse sono nel Sud», afferma la giornalista.

Severini Melograni non teme di definire il tema della disabilità un problema: «È un problema che ogni giorno diventa più ampio per tutta una serie di motivi: la senescenza del nostro Paese e l’aumento della forbice tra nuovi nati e anziani». Se da un lato vivere a lungo può essere visto in maniera positiva dall’altro, senza nuovi giovani che si faranno carico degli anziani, si è destinati al corto circuito.

Seppur criticato e bistrattato, una speranza viene dal servizio sanitario nazionale: «Abbiamo una buona sanità, anche se possono esserci delle eccezioni. Abbiamo una lunga storia sanitaria, la cui impostazione è buona ed è soprattutto per tutti». Di pari passo ci sono le realtà sociali: «Abbiamo una grande tradizione di lavoro nel sociale, credo non esista Paese al mondo dove comunità e onlus abbiano una formazione così importante e un ruolo determinante, anche per tappare i buchi del sistema di welfare».

Un sistema che dovrebbe rendere gli italiani fieri: «È stato fatto un percorso unico al mondo perché l’Italia, dopo il ‘68, si è dotata di una serie di leggi che ci hanno fatto divenire un faro con leggi di civiltà. Siamo stati i primi ad abolire scuole speciali e differenziali, a parlare di lavoro e disabilità, a chiudere i manicomi, ad abolire l’interdizione con la legge sull’amministratore di sostegno».

Per secoli le disabilità mentali sono state ad appannaggio esclusivo degli ospedali psichiatrici. La giornalista ha partecipato alle attività di “Psichiatria democratica”, società fondata da Franco Basaglia, ispiratore della Legge 180 che riformò l’organizzazione dell’assistenza psichiatrica ospedaliera e territoriale, proponendo un superamento della logica manicomiale. Nella memoria di molti sono ancora impresse le scene del Vittorio Emanuele II, il manicomio di Nocera Inferiore, fondato nel 1882, che raccoglieva pazienti dalle province di Avellino, Bari, Campobasso, Cosenza, Foggia e Salerno.

«Nella maggioranza dei casi la Legge è stata ben applicata. Soltanto chi ha avuto l’opportunità e l’occasione di vedere cosa erano i manicomi può dichiarare che cosa è stato e ha significato il cambiamento. Erano dei gironi infernali», rimarca. Aspetti, dunque, da tenere presente quando si legge il contesto nazionale.

Un compito che spetta anche ai nuovi parlamentari, che per Severini Melograni dovrebbero posizionarsi diversamente: «Prima di arrivare alle disabilità che sono destinate ad aumentare, perché ci sono tanti anziani che diventano non autosufficienti anche per patologie gravemente invalidanti, i politici devono avere un’attenzione diversa nei confronti della famiglia».

Non mancano le urgenze su cui concentrarsi: «Finalmente una legge sui caregiver, una semplificazione della legge sul Dopo di noi, agire sulla natalità perché un Paese senza figli è destinato alla morte».

Per l’esperta di comunicazione sociale la soluzione è nella famiglia: «L’Italia è diventata il parco giochi del mondo, il turismo e i servizi ci stanno facendo sopravvivere, ma avremo una Disneyland senza persone. I politici devono rivolgere il loro ragionamento sulla famiglia: vanno difese, implementate, sostenute. Alle famiglie senza figli si deve dare l’opportunità di affidi rafforzati e adozioni semplificate. Le famiglie sono le colonne del nostro Paese».

Insomma, cambiare approccio. Assistere chi ha bisogno, certo, migliorare i servizi, anche, ma soprattutto dotare di tutti gli strumenti e le risorse possibili coloro che sono chiamati a svolgere questo compito e, dunque, dare attenzione e priorità alla famiglia.

Un’evoluzione che consentirà di avere uno sguardo diverso sull’argomento e spingerà a parlarne, a raccontarne con una concretezza che potrà solo aiutare a considerare la disabilità come una possibilità e non un limite. 

«Il problema non siamo noi e quello che noi raccontiamo, il pubblico ci segue e ci ama. Il problema – sottolinea Paola Severini Melograni – è chi ha in mano il boccino per decidere dove dobbiamo andare e come dobbiamo essere considerati».

L’impegno di Insieme, delle trasmissioni come O anche no e di moltissimi altri comunicatori è far sì che i governanti non si distraggano.

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