Cammino sulla sabbia

Il vescovo Giuseppe propone la rilettura di un famoso testo di Gibran, perché i mesi estivi ci invitano a rivedere la nostra vita senza perdere, anche nei momenti difficili, la fiducia nella Chiesa .

“Questa notte ho fatto un sogno, ho sognato che ho camminato sulla sabbia accompagnato dal Signore e sullo schermo della notte erano proiettati tutti i giorni della mia vita. Ho guardato indietro e ho visto che ad ogni giorno della mia vita, apparivano due orme sulla sabbia: una mia e una del Signore. Così sono andato avanti, finché tutti i miei giorni si esaurirono. Allora mi fermai guardando indietro, notando che in certi punti c’era solo un’orma… Questi posti coincidevano con i giorni più difficili della mia vita; i giorni di maggior angustia, di maggiore paura e di maggior dolore. Ho domandato, allora: “Signore, Tu avevi detto che saresti stato con me in tutti i giorni della mia vita, ed io ho accettato di vivere con te, perché mi hai lasciato solo proprio nei momenti più difficili?”. Ed il Signore rispose: “Figlio mio, Io ti amo e ti dissi che sarei stato con te e che non ti avrei lasciato solo neppure per un attimo: i giorni in cui tu hai visto solo un’orma sulla sabbia, sono stati i giorni in cui ti ho portato in braccio”.

Kahlil Gibran

Nel commento al Cammino Sinodale, che è il nostro percorso ecclesiale in questi anni, mi piace riproporre per i mesi estivi questo testo ben conosciuto e che si presenta, a volte, con diverse paternità.

I mesi estivi di luglio e agosto ci invitano, forse anche solo per poco tempo, a contemplare il mare e a camminare sulla sabbia. Non è superfluo allora rileggere la propria vita, accompagnati da una brezza leggera e dallo sciabordìo delle acque.

Potremmo anche noi pensare, o aver pensato, di essere stati lasciati soli in alcuni momenti della nostra vita. La tentazione di pensarlo ci può stare, e può lambire in modo subdolo il nostro cuore, la nostra intelligenza, a volte la nostra fede e far venir meno la fiducia nella stessa Chiesa.

Dov’eri, Signore? 

Ed è qui che accogliamo, in modo nuovo e sorprendente, la risposta che viene dal Maestro: Non vedevi le altre orme, perché in quei momenti ti ho portato in braccio.

Allora, grazie Signore, perché il Cammino Sinodale può essere anche tempo propizio per rileggere le pagine della propria vita – aiutati anche dal silenzio e da una buona lettura –, togliere la polvere, andare alla sorgente e approfondire lo spirito oltre la corteccia della lettera.

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