Cancro e Covid-19: parla il prof Giuseppe Di Lorenzo

Uno studio condotto al Polo Oncologico di Pagani evidenzia una mortalità zero per i pazienti affetti da tumori che hanno contratto il Coronavirus dopo essersi vaccinati
Il gruppo di lavoro dell’Oncologia dell’Andrea Tortora con il prof. Giuseppe Di Lorenzo – foto da pagina FB del prof. Di Lorenzo

Cancro e Covid-19: uno studio condotto al Polo Oncologico di Pagani evidenzia una mortalità zero per i pazienti affetti da tumori che hanno contratto il Coronavirus dopo essersi vaccinati.

Giuseppe Di Lorenzo

I risultati della ricerca realizzata dall’equipe di Oncologia diretta dal professor Giuseppe Di Lorenzo sono stati pubblicati sulla rivista di settore Oncology.

L’analisi è stata effettuata su un campione di 150 pazienti affetti da cancro, di cui un terzo vaccinato al momento dell’infezione. «Nei pazienti vaccinati, la mortalità associata al Covid-19 – si legge in una nota diffusa dall’Asl Salerno – è stata dello 0%, mentre nei pazienti non vaccinati la mortalità associata al Covid-19 è stata del 7.6%».

Mortalità e polmoniti pari a zero

Insomma, è evidente come il farmaco anti coronavirus abbia funzionato. L’intervento positivo è stato registrato non solo rispetto alla mortalità: «La vaccinazione – evidenzia lo studio – ha azzerato l’incidenza di polmoniti associate al Covid-19, portandola da circa il 50% allo zero per cento».

Il vaccino aiuta anche rispetto alla guarigione in tempi più brevi: «Ci sono stati riscontri anche rispetto alle fasi di recupero – analizza Di Lorenzo –, passando da 2-3 settimane per negativizzarsi, ad un recupero precoce in 8-10 giorni». 

Lo studio è partito nel 2020, quando ci fu l’avanzata del Covid-19: «L’obiettivo – spiega il primario di Oncologia – era valutare l’incidenza nei pazienti fragili con malattie oncologiche».

All’epoca non c’era il vaccino e quindi si agiva con tamponi molecolari puntuali per una diagnosi precoce. Una procedura che consentì di stanare il virus anche tra gli asintomatici, salvando delle vite.

Poi è arrivata la vaccinazione: «Una parte dei pazienti si è comunque infettata, ma i dati ci dicono che non è morto nessuno, si sono azzerate le polmoniti, ci sono state pochissime ospedalizzazioni».

Con vaccino ripresa più rapida in caso di reinfezioni

È stato possibile riscontrare che le reinfezioni, che pure ci sono state, non si sono verificate prima dei 4 mesi dall’ultima dose di vaccino. Per questo il professor Di Lorenzo ritiene importante la quarta dose: «Avendo già alcuni dati in mano, di quelli poi pubblicati, abbiamo subito suggerito di effettuare la quarta dose ai pazienti fragili».

Infatti, seppur dovrebbero arrivare vaccini aggiornati e, quindi, quello attualmente iniettato potrebbe proteggere di meno, «i nostri pazienti non possono aspettare e rischiare». Per il primario di Oncologia ci sono tre armi contro il Covid-19, specialmente per le persone affette da neoplasie: «Da un lato abbiamo l’armamentario degli antivirali, poi abbiamo gli anticorpi monoclonali (che richiedono determinate condizioni, ndr), poi quarta dose».

Il team di lavoro

La ricerca è stata condotta dall’equipe del professor Di Lorenzo, formata dai medici Carlo Buonerba, Bruno D’Ambrosio, Concetta Ingenito, Michela Iuliucci, Luca Scafuri, in collaborazione con l’Università di Firenze.

Ed è a loro che rivolge un particolare ringraziamento: «Mi preme ringraziare tutti i dottori e collaboratori, medici, data manager e infermieri, che hanno contribuito al completamento dello studio e grazie all’Asl che l’ha autorizzato. Va sottolineato che si è trattato di una ricerca a costo zero. Tutti si sono prodigati, oltre all’assistenza prestata in reparto, per il completamento dello studio e la tutela dei pazienti».

Il Polo dell’Andrea Tortora non essendo un centro di ricerca avrebbe potuto evitare questa fatica, ma Di Lorenzo precisa: «Noi siamo votati all’assistenza, ma ho cercato di dare anche un’attenzione importante alla ricerca. Inoltre, il mio obiettivo è cercare di rendere uniforme l’assistenza e la qualità dell’oncologia su tutto il territorio dell’Agro, con una integrazione ospedale-territorio e l’attivazione di una serie di attività e servizi per curare il paziente».

Sa. D’An.

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