Divinitas, in mostra fino a settembre al Battistero paleocristiano

Onofrio Pepe racconta della sua prima volta al Battistero di Santa Maria Maggiore e della sensazione di estasi provata solo un’altra volta, dinanzi alle sculture di Michelangelo. Le opere dello scultore realizzate per la mostra Divinitas resteranno in esposizione fino a settembre.

«Tanti anni fa venni a trovare mio fratello che risiedeva a Nocera Superiore e per caso mi trovai ad entrare nel Battistero. Sapevo della sua esistenza, ma non ne conoscevo l’importanza. Entrandoci rimasi senza parole. Mi era accaduto solo un’altra volta: era a Firenze, ero da solo dinanzi alle sculture di Michelangelo nelle Cappelle medicee».

 Una suggestione affascinante quella richiamata dal maestro Onofrio Pepe che con la mostra Divinitas è ritornato da protagonista nella sua terra natale. Un’esposizione fortemente voluta dall’artista e realizzata grazie alla caparbietà del direttore del Museo diocesano San Prisco, Salvatore Alfano.

Nato a Nocera Inferiore, lo scultore risiede e opera da quasi 50 anni nel capoluogo toscano. È lì che la sua arte è maturata raggiungendo la celebrità oggi riconosciuta in tutto il mondo e che lo fa definire il “mitografo”.

 Le 12 stele esposte tra gli intercolumni del Battistero sono state pensate e realizzate per quel luogo. Hanno impiegato 15 anni per arrivarci. Nel frattempo sono state esposte a Firenze, Parigi e altre città d’arte.

«Già allora, quando venni da mio fratello e per caso entrai nel Battistero, pensai che prima o dopo mi sarebbe piaciuto fare qualcosa per questo monumento. L’ispirazione fu subitanea», ha rivelato lo scultore.

Un amore travagliato, quanto incondizionato: «Il Battistero è veramente eccelso. Sono stupito che non sia vissuto a pieno. Deve recuperare la sua vitalità. Prima di tutto la comunità nocerina deve conoscerlo e poi dare spazio alle iniziative». Perché no, ospitare una biennale di arte sacra.

 L’eccezionale connubio tra le statue di Pepe e Santa Maria Maggiore è sottolineato da Dominique Fuchs, curatore collezioni e arredi del Museo Stibbert di Firenze: «Quel che è sorprendente è che queste opere appaiono assolutamente coerenti con il luogo. Una contiguità di tematica. L’evocazione dell’antichità è insita».

A curare la mostra, che sarà visitabile per tutta l’estate, è l’archeologo Teobaldo Fortunato, trait d’union tra lo scultore e la Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno: «Onofrio Pepe ha voluto ricreare un convito di passaggio dal mondo classico all’odierna sacralità. Queste sculture rappresentano l’espressione più alta della mitografia. Onofrio Pepe è stato capace di rappresentare in chiave moderna quelle che erano le icone del mondo antico, dimenticate dalla realtà contemporanea. Collocate negli intercolumni sembrano degli astanti che guardano l’opera più sacra, ovvero la Deposizione collocata al centro del Battistero».

Quest’opera è l’unica che resterà nell’Agro nocerino sarnese, infatti, Pepe ha voluto donarla al Museo diocesano San Prisco.

Deposizione

«Il Battistero è un luogo che racconta – ha ricordato il vescovo Giuseppe Giudice intervenendo al vernissage -. È uno spazio sacro dove noi ci ritroviamo con la nostra umanità. Il cuore di questa mostra, con la cornice dei miti, è la Deposizione. Un’opera che chiama a convegno chi crede e chi non crede. Con umiltà, ma radicati alla ricerca dei padri, noi additiamo il grembo, il cuore e le braccia della Vergine». Il Pastore ha fatto un inciso sulla cultura: «La cultura nei suoi molteplici aspetti vuole essere una risposta al degrado che ci abita, imposto quotidianamente. Quando la vita imbarbarisce, l’arte abbellisce e dona schegge di bellezza alle nostre città».

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