Consegnare la storia alle nuove generazioni, una sfida per i musei diocesani

Oltre l’aspetto meramente estetico e storico toccando il più profondo senso della civitas christiana.
Nella teca si vede il busto di san Prisco prima del restauro, alle spalle la tela di Solimena

Il culto, la catechesi, la cultura e la carità: questi tratti caratterizzanti della vita ecclesiale con il tempo sono diventati segni tangibili e hanno assunto forme concrete, si sono sviluppati ed evoluti nello spazio di ogni singolo territorio.

Quello che di visibile resta di tali segni ne conserva la memoria E questi oggetti della memoria possono e, a mio parere, devono essere tutelati e valorizzati anche e soprattutto nei musei diocesani.

Questa concezione, come dicevamo in precedenza, va ben oltre l’aspetto meramente estetico e storico toccando il più profondo senso della civitas christiana.

In un’ottica di animazione fra le generazioni, soprattutto più giovani, il museo può, a patto di possederne i mezzi, assolvere l’importante compito di ricostruzione della storia di una determinata comunità cristiana e, in tal modo, dare slancio alla sua attività futura.

Attraverso la rievocazione di una storia familiare, grazie allo studio dei reperti, una storia che rinsalda e aggrega, una storia comune e condivisa di valori e di fede.

Il vissuto ecclesiale viene così messo in evidenza dai musei diocesani, tale è la mission di queste istituzioni, non meri contenitori, depositi visibili di opere del passato totalmente scollegate dalla vita quotidiana di quelle stesse comunità che ne hanno consentito la creazione ma luoghi di cultura “viva”. 

Quello che ci dice la Lettera circolare sulla funzione pastorale dei Musei diocesani del 2001 non è realizzabile solo attraverso la creazione di percorsi espostivi fini a se stessi.

Sempre a patto che ci si creda davvero e che si investano le dovute energie, i musei diocesani, e quindi anche il museo “San Prisco” di Nocera Inferiore, possono essere luoghi di rilancio culturale e, soprattutto, potranno assolvere al loro compito più alto, ovvero quello di “unire passato e presente nel vissuto ecclesiale di una determinata comunità cristiana”.

Questa complessa ma possibile operazione culturale e pastorale consentirebbe, da una parte, il recupero della memoria storica di una comunità e, dall’altra, proprio grazie al recuperato senso di appartenenza comune, la formazione di una visione di prospettiva, di uno slancio verso un futuro fondato su basi più solide.

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