La famiglia di Giovanni Battista: fedeltà e apertura

Nel Battista e nei suoi genitori vediamo una famiglia che accetta di non essere protagonista, ma di mettersi al servizio di Qualcuno
Teramo: bassorilievo battesimo di Gesù, San Giovanni Battista – foto SIR/Marco Calvarese

La famiglia di Giovanni Battista è molto particolare. Fedele alle tradizioni ma aperta alla novità. Ain-Karim, una piccola cittadina sulle colline a pochi chilometri a ovest di Gerusalemme, un luogo che non conosciamo in molti col suo nome, ma dove avvengono grandi eventi. È qui, secondo gli studiosi, che abitava la cugina di Maria, Elisabetta con suo marito, il sacerdote Zaccaria.

Magnificat  (© Biblioteca Apostolica Vaticana)

Qui dove avviene la “visitazione” fra le due cugine e dove la madre di Gesù prorompe nel cantico del Magnificat, che ogni sera la Chiesa recita ai Vespri; qui dove Elisabetta saluta la cugina con le parole che sono poi diventate parte dell’Ave Maria, la preghiera più diffusa fra i credenti, dopo il Padre Nostro.

Elisabetta e Zaccaria sono, dunque, i genitori di Giovanni Battista e ci vengono incontro come la prima famiglia del Nuovo Testamento. Sappiamo poco di loro, ma quanto basta per capire che la sorte li accomuna a molte altre coppie della Bibbia che non riescono ad avere figli, una condizione di sofferenza che ricorre con frequenza nel testo sacro.

Sono ormai avanti negli anni e non sperano più in questa benedizione e quando – durante il turno sacerdotale al Tempio di Gerusalemme – Zaccaria riceve l’annuncio dell’angelo Gabriele, all’inizio del Vangelo di Luca (Lc 1, 5-23), la sua incredulità è tale da restare ammutolito. Egli avrà un figlio da sua moglie e lo chiamerà Giovanni – che significa “Dio è favorevole”: questo figlio farà gioire molti oltre ai suoi genitori e sarà fin dal concepimento ricolmo di Spirito Santo per “ricondurre molti figli di Israele al Signore”.

Un annuncio di tale portata non poteva non cogliere di sorpresa l’anziano sacerdote che pure – si dice – insieme a sua moglie era giusto e irreprensibile (Lc 1,6). Si potrebbe dire che era un uomo profondamente religioso, ma nonostante questo, di fronte alla sorpresa di Dio si dimostra incredulo, bisognoso di tempo per metabolizzare questa irruzione di Grazia nella sua vita. Poco dopo il testo evangelico, presenta specularmente l’annunciazione a Maria, quasi a mostrare plasticamente come il “sì” di quest’ultima non sia paragonabile ad alcun altra reazione umana, è il sì che permette alla Parola di farsi carne e di dare inizio ad una nuova creazione.

Ma restiamo sui due genitori di Giovanni e cerchiamo di immaginarceli. Quando Maria arriva dalla cugina, Elisabetta è già al sesto mese e il padre Zaccaria, pur se muto, deve aver già elaborato una sua rinnovata fiducia nel Signore. Mi immagino la fatica di questa gravidanza, l’aiuto concreto dato dalla giovane Maria ad Elisabetta più avanti negli anni. Chissà quali discorsi segreti fra loro, quali speranze e timori per i figli che avevano in grembo e che sentivano già in sintonia fra loro?

Quando Elisabetta partorisce dice che il bambino si chiamerà Giovanni e non come il padre e Zaccaria conferma, fra la sorpresa di tutti, scrivendo il nome su una tavoletta. Allora ritrova la parola, dopo i lunghi mesi di afasia e può lodare il Signore col cantico del “Benedictus”. Dopo questo inno, il Vangelo dedica un solo versetto alla crescita di Giovanni (Lc 1,30) per poi tornare a lui all’inizio del capitolo 3 quando l’evangelista colloca l’ingresso della Parola di Dio su Giovanni nel deserto, mentre per la storia degli uomini siamo nel quindicesimo anno dell’impero di Tiberio.

Cosa può aver fatto Giovanni dalla nascita all’inizio della sua predicazione nel deserto e perché sceglie questa via per compiere la sua missione? Mi immagino un ragazzo dal carattere forte e ribelle, che scalpita di fronte alle raccomandazioni di prudenza degli anziani genitori. Giovanni sa che il suo compito è preparare la strada al Messia, ma questo Messia non arriva o non si presenta con le caratteristiche che lui si aspetta. Come interpretare la volontà del Signore?

Egli decide di lasciare casa e andare a vivere nel deserto, un luogo inospitale, una periferia fisica ed esistenziale. I suoi genitori probabilmente, se ancora vivi, devono fare un ulteriore salto nella fede: accettare di lasciare andare questo figlio che, fin dal suo concepimento, hanno capito non essere per loro, di cui non possono godere nel ristretto cerchio del loro possesso.

San Giovanni Battista (Archivio Sir)

Giovanni va, vive di niente, come aveva annunciato l’angelo non beve vino, alcuni iniziano a seguirlo, predica la conversione e poi inizierà a battezzare nel fiume Giordano. Una famiglia molto particolare, dunque, quella che per prima conosciamo. Fedele alle tradizioni ma aperta alla novità. Capace di mettersi in discussione, di essere docile nel suo ascolto della volontà di Dio, generosa nel lasciare che il figlio, l’unico figlio avuto in tarda età se ne vada e sia pronto ad accogliere il disegno del Signore su di lui: un progetto di grandezza, ma anche di sofferenza che fa di Giovanni il più grande e il più piccolo nello stesso tempo, come Gesù avrà modo di dire (Mt 11,11).

Nel Battista e nei suoi genitori vediamo una famiglia che accetta di non essere protagonista, ma di mettersi al servizio di Qualcuno che verrà e porterà salvezza e in questo diviene paradigmatica di tutte le famiglie credenti in ogni tempo.

Giovanni M. Capetta/Sir

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