Scuola. Prudenza, per preservare quanto guadagnato

C’è da preoccuparsi? Indubbiamente sì, anche se la questione non è solamente scolastica.
Vaccinazione ai giovani – foto AFP/SIR

Stiamo tornando verso la chiusura delle scuole? La domanda bisogna porsela, anche se al momento sembrano esserci le protezioni sufficienti e soprattutto l’intenzione di tutelare in modo particolare il mondo scolastico.

Tuttavia è indubbio che ci troviamo di fronte, a proposito dell’epidemia di Covid, a un crescere della preoccupazione in generale – in particolare in seguito alla scoperta dell’ennesima “nuova variante” che verrebbe dal Sudafrica – e insieme a un crescendo oggettivo di casi di quarantena nelle aule scolastiche.

Nelle scorse settimane – annotano i media – solo nelle scuole lombarde sono triplicati i casi di Covid. Da 842 (dal 1 al 7 novembre) a 2.542 tre settimane dopo. Non solo, l’incidenza maggiore dei contagi si verificherebbe nella scuola primaria.

Il report di Regione Lombardia parla di 15 mila alunni in quarantena al 21 novembre (due settimane prima erano 6.600). E bisogna considerare anche l’avvio di un nuovo protocollo che comunque limita il numero delle quarantene.

La minore incidenza dei casi di contagio nelle scuole superiori sarebbe da attribuire alle vaccinazioni, che per la fascia 12-18 anni sono state avviate con buon successo.

C’è da preoccuparsi? Indubbiamente sì, anche se la questione non è solamente scolastica e certamente la problematica dei contagi, che ha ricadute importanti sulla popolazione dei più piccoli, va contestualizzata nella lotta più ampia alla pandemia, con misure che riguardano l’intera popolazione e, come ancora una volta ci dimostrano i fatti di cronaca – da ultimo la scoperta della variante Omicron – l’intero pianeta.

Per la scuola il Governo ha previsto l’obbligatorietà della vaccinazione per tutto il personale.

Dal 15 dicembre dovranno infatti mettersi in regola con la vaccinazione anti Covid anche i lavoratori del comparto amministrativo sanitario, docenti e personale amministrativo della scuola, oltre a militari, forze di polizia e personale del soccorso pubblico.

In pratica, nel mondo della scuola dovranno per forza vaccinarsi insegnanti, tecnici dei laboratori, personale Ata e membri delle segreterie.

L’obiettivo è mettere in sicurezza gli istituti, evitare il diffondersi dei contagi, prevenire eventuali lockdown ed emergenze negli ospedali. La decisione è forte.

Lo stesso premier Draghi, spiegando il decreto del “super Green pass” lo ha sottolineato, motivando la necessità di mantenere una situazione di relativa sicurezza che l’Italia ha promosso non senza fatiche, al punto di essere oggi “in una delle migliori situazioni in Europa grazie essenzialmente alla campagna vaccinale che è stata un successo notevole”.

Ora però “la nostra situazione è in lieve ma costante peggioramento. Vogliamo prevenire per preservare: vogliamo essere molto prudenti per evitare rischi e per riuscire a conservare quello che gli italiani si sono conquistati”.

La posta in gioco è alta. Soprattutto – naturalmente non solo – per i più giovani e per il mondo della scuola, che ha già pagato pesantemente dazio alla pandemia. Essere preoccupati, dunque, è necessario. Allo stesso modo serve uno sforzo comune per guadagnare un gradino più alto di sicurezza.

Alberto Campoleoni

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