Dall’agricoltura bio al riciclo dei rifiuti, dalla Settimana sociale nuove “buone pratiche”

Diverse realtà, associative e aziendali, sono state scelte come modelli per il loro impegno: alcune mettono in pratica i criteri dell’economia circolare altre sono esempi per il loro servizi ai più fragili.

Sono cooperative, associazioni, aziende vere e proprie. Le “buone pratiche” individuate per la prossima Settimana sociale, che si svolgerà a Taranto dal 21 al 24 ottobre, hanno tanti volti ma la stessa sostanza: promuovono il bene comune. E lo fanno seguendo i criteri dell’economia circolare. Da Nord a Sud.

“Il lavoro di censimento – spiega don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro – è utile non tanto per dare un bollino, quanto più per renderci conto che, oltre al  movimento di pensiero, ci sono tante azioni concrete sui territori che rendono visibile come la Laudato si’ sia già applicata e vissuta all’interno di mondi economici ed esperienze amministrative”.

Accanto a questi, ci sono poi “diocesi, parrocchie, associazioni e gruppi, che in questi anni hanno dato vita a realtà significative che guardano al mondo in termini di educazione e formazione e non solo di utilizzo immediato delle risorse”, ricorda don Bignami. Si tratta, aggiunge, di “un grande movimento che deve avere voce e considerazione”.

Una filiera “bio”

Tante “buone pratiche” sono “impregnate” di terra. E l’amore per la terra caratterizza l’esperienza della “Cooperativa Girolomoni”, oltre 400 agricoltori per una filiera interamente biologica.

Giovanni Battista Girolomoni, presidente della coop, è uno dei figli del fondatore, che aveva intuito l’abuso di chimica di sintesi in agricoltura. La mission è diventata quella di fare a meno di queste sostanze per salute e sostenibilità. Ci troviamo nella collina di Montebello, a pochi chilometri da Urbino, nelle Marche. Nel 2019 è stato realizzato il molino con una filiera completamente dedicata al biologico in cui ogni fase è bio.

“Non ci accontentiamo della certificazione – dice -. Nella trasformazione del prodotto cerchiamo di utilizzare tecnologie moderne che rispettino il contenuto della materia prima per preservarne sapori e profumi. Utilizziamo energie rinnovabili”.

Sono in atto collaborazioni con enti culturali sul territorio. “Vengono a visitarci le scuole come fattoria didattica ma anche studiosi dell’università di Tokio. Il nostro modello è quello di un’agricoltura sostenibile”.

Un modello di economia circolare

La “Masseria Fruttirossi – Lome Super Fruit” è un’azienda leader in Italia per la coltivazione e la trasformazione della melagrana. Immersa in un frutteto nelle campagne di Castellaneta Marina, in Puglia, su una superfice di 350 ettari, valorizza ambiente e lavoro, facendo della sostenibilità una realtà a 360°. “L’azienda e lo stabilimento sviluppa il concetto di filiera corta –  dice Dario De Lisi, responsabile commerciale dell’azienda -. Il frutto appena raccolto viene portato nello stabilimento dove viene lavorato e trasformato. Lo stabilimento è dotato di un impianto fotovoltaico di 750 kw che lo rende autonomo da un punto di vista energetico per limitare l’emissione di anidride carbonica. In dotazione vi è anche un impianto per la raccolta di acque piovane usate per l’irrigazione”. Una parte del terreno era incolta, in stato di abbandono. “Le buone pratiche che realizziamo in questo processo di filiera consistono anche nell’aver restituito alla propria vocazione il terreno agricolo”.

Nelle fasi più operative dei processi vengono impiegate oltre trecento persone nelle varie attività.

“Siamo riusciti a realizzare una vera e propria economia circolare – sottolinea De Lisi -. E possiamo definirci a rifiuti zero”.

“Tutti i residui della lavorazione vengono utilizzati attraverso un impianto di lombricompostaggio per la produzione di humus che andiamo a reintrodurre nel ciclo agronomico attraverso la concimazione. Non abbiamo rifiuti umidi da trattare, anzi diventano una risorsa. E non usiamo sostanze chimiche”.

La solidarietà dal riciclo

La tutela dell’ambiente attraverso la creazione di nuova occupazione per fasce deboli di popolazione italiana e straniera è la sfida che muove “Vesti Solidale”, cooperativa sociale di Cinisello Balsamo (Milano).

Tanto da essere composta da da 51 soci di cui 40 lavoratori e 11 volontari (dato aggiornato a fine 2019). Sono 109 i lavoratori assunti secondo il contratto collettivo nazionale di lavoro delle cooperative sociali. La sede operativa è un capannone di circa 2.000 mq compresi gli uffici autorizzato dalla Città Metropolitana di Milano alle operazioni di recupero e smaltimento di diverse tipologie di rifiuti.

La coop dispone di una flotta aziendale costituita da 31 automezzi autorizzati dall’Albo gestori ambientali per il trasporto di rifiuti pericolosi e non pericolosi.

Infatti, “Vesti Solidale” è specializzata nei servizi di raccolta differenziata di rifiuti urbani e speciali. I rifiuti raccolti sono avviati al recupero e riciclaggio nei propri impianti autorizzati o, nel caso in cui una particolare tipologia di rifiuti lo richieda, sono conferiti ad impianti terzi.

Inclusione e creatività

 A Morrovalle, nell’arcidiocesi di Fermo, la cooperativa sociale “Il talento” permette a persone con disabilità di mettere a frutto le loro ricchezze nel mondo dell’agricoltura, “seguendo i principi della responsabilità etica e della sostenibilità ambientale”.

“Ferilli Eyewear” realizza, invece, occhiali made in Italy con materiali innovativi ed ecosostenibili, ottenuti dalla disidratazione delle pale del fico d’india, pianta molto diffusa in Puglia. Grazie all’abilità di alcuni artigiani, questo materiale si trasforma in un accessorio esclusivo dal design ricercato.

Infine, l’associazione “Fides et Ratio” creata da un gruppo di giovani della diocesi di Nola. Si tratta di un polo che offre formazione, diffusione della cultura e dei valori cristiani. L’obiettivo del progetto, che ha ricadute educative e aggregative sul territorio, è infatti quello di “rendere accessibili, fruibili e inclusivi i linguaggi della cultura per generare benessere per le persone e per l’intera comunità”. L’associazione realizza laboratori ludico-didattici, giornate di educazione ambientale, eventi dedicati alla promozione del patrimonio storico artistico diocesano, laboratori informatici e linguistici ed eventi. “La nostra buona pratica insegna a prendersi cura dell’altro, a guardare i suoi bisogni, alle sue esigenze e farsi carico dell’altra persona”.

di Filippo Passantino

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