Gli stimmatini a Poggiomarino: una presenza preziosa

Storia di una presenza.
70 anni al servizio della comunità ecclesiale di Poggiomarino. Genesi di una presenza importante.

di Giuseppe Palmisciano

Il 1951 fu un anno importante per la storia ecclesiale di Poggiomarino. Il vescovo di Cava de’ Tirreni e Sarno, mons. Gennaro Finizia, constatato che la comunità aveva bisogno almeno di un sacerdote in loco (il parroco Alfonso Annunziata ormai stanco e malato era deceduto nel 1950 e la parrocchia non aveva più sacerdoti diocesani, poiché il concorso era andato deserto) e avendo incontrato i Padri Stimmatini a Battipaglia l’anno precedente in una cerimonia di conferimento delle Cresime, colse l’occasione per manifestare a padre Silvio Valentini, superiore degli Stimmatini della comunità salernitana, il desiderio di portare i padri della Congregazione, fondata a Verona nel 1816 da San Gaspare Bertoni, nella sua diocesi, proprio a Poggiomarino.

La parrocchia era allora guidata da due sacerdoti, uno della vicina parrocchia di Flocco, don Luigi Saviano, incardinato e appartenente quindi alla diocesi di Nola, l’altro, don Aniello Annunziata, malato e anziano abitante in via XXIV maggio.

Urgeva una soluzione che offrisse alla comunità sacerdoti stabili e solerti in loco, ma per la penuria di vocazioni la soluzione non poteva essere che la scelta di religiosi e non diocesani. Il 12 dicembre 1950, in un primo sopralluogo, i padri di san Gaspare Bertoni si erano resi conto che la chiesa era in costruzione, dopo la distruzione operata dai tedeschi in ritirata nel settembre del 1943; che non vi era la casa canonica, ma quattro locali ricavati sopra la sacrestia compreso l’ufficio parrocchiale; che, tuttavia, vi erano spazi adiacenti alla Congrega dell’Immacolata, la cui confraternita era ormai scomparsa, al cui fianco si poteva costruire un appartamento.

Mons. Gennaro Finizia aveva intanto chiesto ed ottenuto dalla Congregazione della Santa sede la licenza per avere gli Stimmatini a Poggiomarino.

L’ingresso

Dopo diversi incontri e una fitta corrispondenza epistolare tra il Vescovo e il Consiglio provinciale degli Stimmatini, nonostante le resistenze del Capitolo diocesano, del vicario generale e di un gruppo di pie donne poggiomarinesi che insistevano per l’affidamento della parrocchia a don Luigi Saviano, il 10 ottobre 1951 fu firmata la prima convenzione e la parrocchia fu accettata ad experimentum per tre anni.

Quattro giorni dopo, tra la gioia e il tripudio di una frangia della popolazione, la sassaiola nonché gli ingressi sbarrati della chiesa da altra parte, fecero il loro ingresso ufficiale a Poggiomarino il primo parroco stimmatino, padre Emilio Moresco, accompagnato dal sacerdote padre Giovanni Festoso e fratel Carlo Valenti.

Si aggiunse in breve agli inizi del 1952 padre Severino Fontana di ritorno dalla Cina. La piena autonomia dalla comunità religiosa di Battipaglia arriverà nel 1954.

Il giorno precedente il 14 ottobre, il neo parroco si era recato insieme al giovane avvocato Antonio Giugliano, presidente diocesano della Gioventù italiana di Azione cattolica, a Cava dal Vescovo che assicurò la sua presenza per benedire la Chiesa e presentare gli Stimmatini alla popolazione, ma nel giorno dell’arrivo dei padri a Poggiomarino il Vescovo non c’era e nemmeno il sindaco andato a Roma in Vaticano a protestare per l’arrivo degli Stimmatini, indubbiamente assenze alquanto diplomatiche.

La mediazione efficace del compianto avvocato Giugliano presso il Vescovo, che in tarda mattinata arrivò a Poggiomarino, acquietò gli spiriti bollenti. I padri diedero subito una svolta pastorale e contribuirono immediatamente alla ripresa spirituale della comunità ecclesiale e civile di Poggiomarino che contava allora quasi diecimila anime: la catechesi per i fanciulli e giovani, il potenziamento dell’Azione Cattolica, la visita e l’assistenza agli ammalati, l’organizzazione di una stabile vita parrocchiale, l’attenzione per le periferie furono i primi obiettivi dei nuovi sacerdoti giunti nel paese.

I ministranti insieme a padre Silvio Valentini
La casa canonica

Tuttavia nella prima visita canonica alla comunità religiosa, il 14 giugno 1954, il superiore provinciale padre Vittorio Battisti, constatò sconsolato che non era stata ancora offerta una degna casa canonica per ospitare i sacerdoti.

Il Vescovo prontamente informato, investì della delicata faccenda la Santa Sede che il 23 luglio dello stesso anno con una lettera della Segreteria di Stato, firmata da mons. Giovanni Battista Montini, futuro Papa Paolo VI, in nome e per conto di Papa Pio XII non solo invitava gli Stimmatini a non lasciare Poggiomarino, ma inviava un sostanzioso contributo per provvedere all’acquisto di una casa canonica.

Il 17 maggio 1955 gli Stimmatini si trasferirono così nella casa canonica costruita a fianco della Congrega dell’Immacolata e vi rimasero fino al 1962, quando furono edificate le opere parrocchiali con l’annessa chiesa dei SS. Sposi in via Iervolino.

Intanto per il suo continuo e instancabile impegno profuso nella formazione cristiana a favore dei giovani, nel 1955 padre Giovanni Festoso fu nominato assistente diocesano della gioventù maschile di Azione Cattolica; dopo di lui padre Antonio Riccardi e padre Renato Sanges, entrambi stimmatini.

A padre Emilio Moresco, il pioniere della presenza Stimmatina a Poggiomarino, nominato parroco a Battipaglia nel dicembre 1955, successe padre Silvio Valentini, il mediatore tra Vescovo e Consiglio provinciale stimmatino, il quale consolidò e stabilizzò definitivamente la nuova parrocchia stimmatina ai piedi del Vesuvio, rimanendo parroco per oltre venti anni e diventando un punto di riferimento fondamentale per la vita religiosa, culturale e civile di Poggiomarino.

Padre Aldo D’Andria, attuale parroco, intende solennizzare un tale evento nel prossimo mese di ottobre: ritornare alle origini non è un semplice atto nostalgico del passato, ma un riscoprire e ravvivare lo spirito delle origini che animò la prima comunità ecclesiale poggiomarinese, che, sin dall’arrivo degli Stimmatini assunse una più cristallina identità, una più consapevole vocazione e missione cristiana sul territorio, attraverso la formazione nella catechesi, un necessario e indispensabile senso di appartenenza alla propria comunità mediante missioni popolari, feste, celebrazioni, condivisione di lavoro manuale, frequenti momenti di fraternità tra sacerdoti e laici.

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