Ddl Zan: l’intervista del cardinale Bassetti a La Repubblica

Rischio di “possibili interpretazioni del testo, con conseguenze paradossali”. “Le nostre perplessità sono le stesse che hanno espresso tante voci di diversa sensibilità”.
Roma 25–5-2021 Hotel Ergife Conferenza Episcopale Italiana Assemblea generale della Cei, Relazione di S.E.Card. Gualtiero Bassetti Servizio realizzato durante la pandemia Corona Virus – Covid 19 Ph: Cristian Gennari/Siciliani

«Ci sono valori umano-universali che il cristianesimo porta con sé e che dobbiamo sempre più saper mettere in campo a servizio del bene comune». Lo ha affermato il cardinale Gualtiero Bassetti nell’intervista pubblicata sull’edizione odierna de La Repubblica sul tema del Ddl Zan.

Il presidente della Conferenza episcopale italiana riprende punto per punto le questioni che hanno caratterizzato le ultime settimane di dibattito pubblico, inaspritosi all’indomani della diffusione della Nota verbale della Santa Sede. Un documento riservato, ma che in questo caso è stato reso pubblico. «È una prassi diplomatica scambiarsi Note Verbali. La Santa Sede ha fatto notare, con toni pacati, alcuni punti. La vera domanda è un’altra: come mai un documento riservato è stato inviato ai giornali per la pubblicazione?», ha evidenziato Bassetti.

Il presidente dei Vescovi italiani stigmatizza i termini utilizzati da molti commentatori, tra cui l’accusa di «indebita ingerenza». «Nessuno e neppure la Santa Sede – afferma l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve – ha mai messo in discussione la laicità dello Stato. Il termine “ingerenza” è errato, così come lo è “indebita”. Lo ha spiegato il cardinale Parolin: il rilievo della Santa Sede si pone sulle possibili interpretazioni del testo, con conseguenze paradossali. In assenza di precisazioni, nel normale svolgimento delle funzioni evangelizzatrici proprie della Chiesa che è in Italia, parte della Chiesa universale, si corre il rischio di rendere punibili arbitrariamente affermazioni di antropologia fondata, tra l’altro, su una fede condivisa da milioni di credenti».

L’aula del Senato della Repubblica – foto presidenza del Consiglio dei ministri

Nell’intervista, il porporato spiega nuovamente quali sono i punti controversi del testo di legge. «È necessario garantire in modo adeguato la libertà di espressione e, tanto più laddove s’intendono introdurre norme di natura penale, non bisogna lasciare margini interpretativi non ragionevoli. Questo discorso vale anche per la Giornata nazionale contro l’omofobia nelle scuole. Altrimenti c’è il rischio che, oltre all’istigazione all’odio, venga sanzionata la libera espressione di convincimenti etici e religiosi e sia inoltre messo in discussione il diritto umano universale dei genitori all’educazione dei figli secondo i propri convincimenti e a insegnare ciò che è bene e ciò che è male».

Il cardinale Bassetti richiama anche le perplessità espresse pure da altre voci autorevoli, non solo espressione del contesto ecclesiale. «Le nostre perplessità sono le stesse che, durante quest’anno, hanno espresso tante voci di diversa sensibilità: alcune definizioni appaiono molto vaghe e questo renderebbe l’applicazione della legge penale rischiosamente incerta. Come hanno fatto notare insigni giuristi, i ruoli differenti di uomini e donne all’interno delle associazioni cattoliche o l’affermazione di alcune verità di fede potrebbero essere oggetto di procedimenti penali perché da qualcuno ritenute “idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori”».

L’analisi di Mauro Ungaro

Il presidente della Federazione Italiana Settimanali Cattolici, Mauro Ungaro, nel commentare l’intervista sottolinea: «Offre un riferimento preciso a quanti hanno un vero interesse verso le tematiche affrontate dal Ddl Zan. Lo fa rimettendo al centro del dibattito non la sterile polemica alimentata da motivi ideologici, interessi elettorali o necessità di visibilità social ma la ricerca della strada più proficua per assicurare la tutela della persona. E per ogni credente questa tutela assume un significato ancora più preciso ed impegnativo sapendo che l’altro custodisce in sé l’impronta della creazione di Dio».

Il presidente della CEI lo ribadisce con forza nelle riflessioni affidate al quotidiano fondato da Eugenio Scalfari: «Dobbiamo impegnarci per fa sì che la nostra voce, la voce di tutti i cristiani, sia percepita in modo chiaro nella società odierna. Ci sono valori umano-universali che il cristianesimo porta con sé e che dobbiamo sempre più saper mettere in campo a servizio del bene comune».

«Una mano tesa alla politica secondo quella consolidata tradizione che ha visto il mondo cattolico offrire un apporto fondamentale alla scrittura delle regole per la vita del nostro Paese garantendone la tenuta democratica dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi», sottolinea Ungaro.

«Accoglienza, dialogo aperto e non pregiudiziale» sono i punti fondamentali di un rapporto auspicato, sollecitato ma non imposto alla luce della traccia indicata da papa Francesco durante il suo intervento al Convegno ecclesiale di Firenze. «Questo nostro tempo – disse il Pontefice – richiede di vivere i problemi come sfide e non come ostacoli: il Signore è attivo ed opera nel mondo. Voi, dunque, uscite per le strade e andate ai crocicchi; tutti quelli che troverete, chiamateli, nessuno escluso».

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