Mons. Leopoldo: “Lavorerò con prudenza e discrezione”

Il cammino vocazionale di mons. Vincenzo Leopoldo, parroco della comunità San Giovanni Battista in Angri e dal 29 marzo 2018 delegato ad omnia della Diocesi di Nocera Inferiore – Sarno
Mons. Vincenzo Leopoldo

«Un figlio prete? Non posso accettarlo» rispose Aniello Leopoldo, ferroviere e socialista appassionato, quando Enzo, il suo primogenito, gli disse di voler entrare in seminario. Classe 1941, il giovane era cresciuto nella parrocchia Santa Maria delle Grazie a Pagani, all’ombra dell’Azione Cattolica di cui era presidente. «Ricordo i grandi raduni a Roma con Pio XII», racconta. Erano anni intensi e in quel clima di entusiasmo e partecipazione, poco alla volta, maturò la sua vocazione. «Sono convinto che diverse circostanze prendano parte alla nascita di una vocazione; il Signore tiene conto di tanti aspetti, anche del carattere». E quello di mons. Vincenzo Leopoldo, parroco della comunità San Giovanni Battista

ad Angri e delegato ad omnia della Diocesi di Nocera Inferiore – Sarno, si distingue per determinazione e ironia: «San Paolo è l’unico ad essere stato folgorato sulla via». Sorride. «Beato lui! Io sono stato folgorato un po’ alla volta».

Il percorso. Dopo avere frequentato le scuole medie a Nocera Inferiore, si iscrive all’Istituto Genovesi di Salerno. Consegue il diploma e l’iscrizione all’albo dei geometri. Partecipa a un concorso delle Ferrovie dello Stato ma dopo gli scritti entra in Seminario. Aveva incontrato a Salerno don Federico Acquaro, “un sacerdote santo” che lo aveva seguito nel percorso vocazionale e presentato al rettore del Seminario regionale Pio XI, mons Verrasto. «Vuoi diventare sacerdote? –  gli chiese quest’ultimo –. Torna tra sei mesi e ne riparliamo». In quegli anni non c’era grande attenzione per le vocazioni adulte. Qualcuno pensò ad una delusione d’amore. Ma il giovane non si arrese e dopo sei mesi ritornò da mons. Verrasto che, questa volta, accolse più seriamente la sua richiesta.

Il papà invece faticò non poco per accettare la vocazione al sacerdozio del figlio. «Forse fu colpa del modo in cui glielo comunicai», ammette don Enzo. Una domenica la famiglia sedeva a tavola per il pranzo e il signor Aniello propose un’uscita per la domenica successiva. Enzo disse di non poteva partecipare. «Vai a fare un altro raduno con i preti?», chiese il papà. «No, vado in seminario», rispose il giovane. «Avete lì il raduno?», cercò di capire Aniello prima di restare spiazzato dalla confessione del figlio: «Voglio diventare sacerdote».

Per Aniello Leopoldo era una decisione difficile da comprendere. «Per un anno non volle vedermi, non venne a trovarmi in seminario e non contribuì economicamente agli studi. Avevo il diploma da geometra, ero adulto e dovevo cavarmela da solo». Era il 1961.

In seminario don Enzo recupera le materie che non ha studiato all’istituto tecnico, frequentando contemporaneamente il primo e il terzo liceo. Lo studio lo appassiona e supera l’anno propedeutico. Si iscrive al quarto liceo e poi frequenta i quattro anni di teologia.

«Eravamo 400 ragazzi e la domenica c’era la Messa per i genitori. Poco alla volta, la mamma convinse mio padre a venire. Quel clima, i canti, la Celebrazione solenne lo colpirono molto. Piano piano, il suo cuore si aprì. Mi fece preparare gli abiti per la vestizione. Mi portò nella sua stanza, aprì il guardaroba, c’erano due talari e due zimarrini, uno più pesante e uno più estivo. Mi disse serio: il giorno in cui darai disonore a questi abiti, ti caccio fuori. Posso accettare un prete, non un cattivo prete».

L’ordinazione. Fu ordinato sacerdote il primo luglio del 1967 da mons. Alfredo Vozzi, vescovo della diocesi di Cava e Sarno e reggente della diocesi di Nocera de’ Pagani.  Aveva 26 anni. Il giorno seguente, festa della Madonna delle Grazie, celebrò la prima Messa.

Dopo il Concilio Vaticano II, i seminari furono affidati ai vescovi. Al Seminario regionale Pio XI bisognava nominare il nuovo economo e l’arcivescovo di Salerno, mons. Demetrio Moscato, chiese a mons. Vozzi se poteva affidare l’incarico a don Enzo. Dopo un tempo di riflessione, il giovane sacerdote accettò e mons. Vozzi lo nominò canonico della Cattedrale. Il lavoro gli piaceva, in un anno mise a posto i conti e saldò tutti i debiti. «La mia fortuna in quegli anni – ripete più volte – è stata incontrare sacerdoti colti e santi». Sacerdoti che hanno segnato il corso della sua vita.

Il rettore del Seminario, mons. Di Leo, lo invitò ad accompagnarlo ad un convegno per rettori a Bologna. In quell’occasione, conobbe mons. Guidi, originario di Cesena, economo del seminario di Bologna. Nacque una bella amicizia. Qualche anno dopo, il portiere del Seminario annuncia l’arrivo di due sacerdoti da Pompei: «Pensai fossero venuti a parlare delle rette dei seminaristi». Con grande sorpresa si ritrova davanti mons. Guidi, nominato nel frattempo amministratore del santuario di Pompei, insieme all’economo don Salvatore Acanfora. Il sacerdote stava riformando tutto l’assetto degli uffici del santuario e propose a don Enzo la direzione dell’ufficio tecnico. In quegli anni, il sacerdote aveva conservato un buon rapporto con la Diocesi di Nocera Inferiore – Sarno: «Ero stato cappellano delle Manifatture Cotoniere di Angri e dell’ospedale “A. Tortora” di Pagani, il vescovo Vozzi mi mandò a celebrare la Messa la domenica in campagna: prima a Sant’Antonio di Padova in contrada “Zeccagnuolo”, poi a Gesù Risorto a Pagani».

Con il placet di mons. Nuzzi, don Enzo accettò l’incarico a Pompei dove ha lavorato per 35 anni. «È stata un’esperienza vasta, ci occupavamo della gestione ordinaria e straordinaria degli immobili; facevamo le perizie dei beni che arrivavano e di quelli che uscivano, in stretto contatto con il consiglio di amministrazione al cui interno c’erano anche membri del Vaticano».

Per il 25esimo anniversario di sacerdozio, il vescovo di Pompei, mons. Francesco Saverio Toppi, e l’allora vescovo di Nocera Inferiore-Sarno, mons. Gioacchino Illiano, gli conferiscono il titolo di monsignore.

Quando va in pensione, gli viene affidato il Santuario della Madonna delle Galline di Pagani. Il 2 dicembre del 2006 è nominato parroco della Collegiata di San Giovanni Battista in Angri.

Nel 2011 alla guida della diocesi nocerina arriva mons. Giuseppe Giudice e don Enzo, insieme agli altri canonici, lo accoglie davanti alla Cattedrale di San Prisco. Il 24 giugno, in occasione dei festeggiamenti del santo patrono,  lo invita ad Angri, a celebrare la Messa all’aperto delle 6.30 del mattino: «Con una punta di orgoglio, posso dire che il Vescovo si è innamorato di San Giovanni». È l’inizio di un rapporto di fiducia e stima che cresce negli anni. Il vescovo Giuseppe coinvolge don Enzo nell’ufficio tecnico della Curia e poi, il 29 marzo 2018, durante la Messa crismale del giovedì santo, lo nomina delegato ad omnia. Incarico che don Enzo accetta con l’impegno a lavorare con disponibilità, prudenza e discrezione. Poi diventato incarico di Vicario generale.

Antonietta Abete

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